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NICK JONAS, GIOVANE CANTANTE DEL GRUPPO JONAS BROTHERS

“Era il 2005 quando stavo girando con i ragazzi per il nostro tour, iniziai a soffrire di sensazioni strane, cominciai a perdere peso, a bere molta acqua per un sacco di tempo, sentivo di stare molto male e non ero io”. Inizia così il racconto che Nick Jonas, giovane cantante del gruppo Jonas Brothers, pronuncia durante un concerto, nel 2007, di fronte a una platea affollata di ragazzi. Insieme ai suoi due fratelli, Nick è salito alla ribalta della scena musicale mondiale grazie alla collaborazione con la Disney, fino a raggiungere la consacrazione con la vittoria come Breakthrough Artist agli American Music Awards.

La scoperta del diabete

Durante i primi tour nessuno sospettava che il cantante fosse diabetico. Nemmeno lui. Fino a quando iniziò a non sentirsi bene. “Ero dimagrito di 7 chili in due settimane e i dottori mi diagnosticarono il diabete di tipo 1: avevo la glicemia a 700 quando sarebbe dovuta essere da 70 a 120”. È il ragazzo stesso a voler raccontare la sua storia ai fans che lo ascoltano in silenzio, colti alla sprovvista da questa confessione intima e coraggiosa. Nick continua la spiegazione di quei primi, duri giorni in cui doveva continuare il tour e allo stesso tempo abituarsi a controllare la glicemia e iniettarsi l’insulina quattro volte al giorno. In suo soccorso, però, è arrivato il microinfusore che, come spiega, gli ha letteralmente cambiato la vita: per fare capire l’importanza che ha avuto per la sua vita, Nick si toglie la giacca e lo mostra a tutti, orgoglioso. Grazie al microinfusore, infatti, ha potuto continuare la sua vita su e giù dal palco.

Diabete e musica

Dalla sua condizione di salute è nata anche l'idea di una canzone, A little bit longer, con cui i ragazzi hanno voluto ricordare quanto sia importante mantenere viva la speranza e stare con le persone che ci stanno accanto e che, a volte, diamo per scontate.

Dal concerto in cui ha deciso di fare conoscere la sua malattia, il cantante è sempre stato molto partecipe nelle attività di sensibilizzazione dei più giovani e nell’aiuto alla ricerca, lavorando a stretto contatto con diverse associazioni.

Senza perdere il suo entusiasmo: “La prima domanda che mi sono fatto è stata ‘Perché proprio io?’.  Ero sempre stato sano, con controlli medici perfetti fino al giorno della diagnosi e così è stato uno shock all’inizio. Poi ho capito che la domanda era ‘Perché non io?’. Ho capito che se potevo parlare con le persone che stavano passando per la stessa esperienza e vivendo gli stessi sentimenti, il tutto poteva trasformarsi in una cosa positiva. Potevo dirmi: ce la puoi fare, c’è qualcosa di buono anche in questo”.

“All this time goes by, still no reason why

A little bit longer and I’ll be fine

Waiting on a cure but none of them are sure

A little bit longer and I’ll be fine”

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