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Non sono più arrabbiata col diabete

Mi chiamo Adele, ho 48 anni e non sono più arrabbiata col diabete.

Ho scoperto di averlo 8 anni fa, ero in vacanza con la mia famiglia in Spagna e in ogni momento dovevo bere e far pipì, si pensava fosse il caldo e la paella troppo speziata. Ma al ritorno, distrutta dalla fiacca, il medico mi fa fare esami e mi dice che ho il diabete.

Non ci potevo credere. Ero terrorizzata che mi venisse il cancro e mi ritrovo col diabete, una malattia da vecchi; non abbastanza grave da essere compatita e abbastanza odiosa da condizionare tutta la vita. Mi piace mangiare bene, cucino da brava emiliana tutta la pasta fresca e ho tirato su 4 figli quasi da sola perché mio marito, sempre in viaggio per lavoro, era qui solo la domenica. Ho messo su 96 chili e mi son sentita pure colpevolizzata.

Ero rabbiosa. Verso mio marito che mi diceva "Te l’avevo detto che ingrassavi troppo". Verso le case farmaceutiche che non avevano un farmaco che guarisce dal diabete e lascia vivere in pace i malati. Verso me stessa perché mi immaginavo un futuro da malata e non avevo voglia di affrontarlo. E la rabbia diventa una compagna difficile da abbandonare. Ma dopo 8 anni di diabete, ho capito che rabbia significa solo più fatica, e ho cercato una soluzione.

Ho capito che essere attenti a quello che mangiamo e fare attività fisica in fondo è ciò che dovrebbero fare tutti, a noi viene chiesto per motivi di salute e così abbiamo un buon motivo in più per farlo.

Non prendo più l’ascensore per fare i tre piani di casa, mi sono iscritta a un corso di ginnastica dolce e uso la bicicletta per andare a fare la spesa, così oltretutto non devo portare i pesi. Non prendo più la macchina per i piccoli spostamenti, così cammino più di mezz’oretta tutti i giorni. E ho messo la cyclette in sala, così alla sera guardo la televisione pedalando. Sorelle e cognate che non sono grasse come lo ero io (ora peso 79 chili, ma voglio arrivare a 70) mi hanno copiato, finisce che sto diventando d’esempio anche per chi non è diabetico.

Mangio la marmellata di castagne (ne vado ghiotta!) e i faccio delle torte al cioccolato squisite , è passata l’età di Mac Donald's e davvero non mi manca, ma ogni tanto vado a cena al ristorante cinese e dopo Natale non mi nego il panettone a colazione. Mi piacciono il tiramisù e le pizzette, non rinuncio mai a un buon caffè , ma ho scoperto che senza zucchero lo assaporo di più... Vi sembra una dieta frustrante?

Io ho una marcia in più: si chiama consapevolezza: so quanto zucchero ingerisco, conosco i carboidrati e i grassi contenuti in molti alimenti e sono cosciente ogni volta mangio di quello che sto dando al mio corpo. A differenza di tutti coloro che si siedono a tavola e inghiottono cibo solo per saziarsi, ho imparato a scegliere e a volermi bene.

Controllo la glicemia 4 o 5 volte al giorno e ho imparato a farmi l’insulina. A volte, se sopravaluto un alimento vado in ipoglicemia, oppure succede il contrario. La mia vita non è normale, lo so, e conosco la fatica di accettare questa condizione. Non saremo mai normali, è vero… ma la nostra strada, fatta di salite ripide, di tornanti, di discese pericolose è comunque percorribile, di corsa, a piedi, in bici, possiamo scalare, nuotare, cavalcare.

Non saremo mai normali, perché dovremo sempre bucarci un dito per controllare lo zucchero o fare anche cinque punture al giorno, siamo speciali, non perché abbiamo il diabete, ma perché grazie al diabete viviamo più consapevolmente e sappiamo cosa vuol dire non arrendersi mai. E per assurdo, ora ci sono momenti nei quali non mi potrei immaginare senza diabete.

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