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IPOGLICEMIA E CRISI IPOGLICEMICA

Per chi ha il diabete, l’ipoglicemia riflette certamente una situazione di rischio nella gestione della terapia, in quanto evento potenzialmente pericoloso e dannoso per il paziente, senza poi considerare il grande impatto emotivo che può avere sia nel paziente che nei suoi familiari.

Per ipoglicemia ci si riferisce a valori sotto i 70 mg/dl o inferiore, anche se i sintomi possono presentarsi non necessariamente con un preciso valore, in quanto sono condizionati dall’andamento cronico della glicemia, dalla frequenza di tali episodi, dalla eventuale compromissione del sistema nervoso.

Come si classifica l’ipoglicemia

In base ai sintomi si distinguono tre gradi di ipoglicemia:

  1. ipoglicemia lieve : caratterizzata da sintomi dovuti all’attivazione del sistema nervoso, come tremori, palpitazione e sudorazione, che il paziente riconosce e può gestire in autonomia
  2. ipoglicemia moderata : in tal caso i sintomi sono dovuti al rallentamento del sistema nervoso, privato dell’adeguato e indispensabile apporto di glucosio, come la confusione e la debolezza. È possibile comunque l’autogestione della situazione da parte del paziente
  3. ipoglicemia grave : determina un alterato stato di coscienza, è necessario l’intervento di altri per risolvere la situazione

È importante far riferimento a questa classificazione perché consente di valutare in modo corretto la severità o meno di un episodio, oltre che per le possibili ricadute di ordine clinico e medico legale, in particolare per le problematiche correlate alla patente di guida.

Come riconoscere l’ipoglicemia

È importante riconoscere precocemente i “campanelli d’allarme”, così da mettere in atto misure per prevenirne l’aggravamento. Per tale motivo è bene effettuare un controllo della glicemia tutte le volte che insorgono i disturbi che potrebbero essere correlati a un suo abbassamento: un’anomala sensazione di fame, un mal di testa, una percezione generale di malessere e stanchezza, senso di palpitazioni cardiache, disturbi della vista, una sudorazione fredda e profusa, un rallentamento dello stato di vigilanza.

Se la glicemia estemporanea non è particolarmente bassa, non vanno intraprese misure per la sua correzione; viceversa se il valore glicemico risulterà basso, sarà bene intraprendere quanto prima adeguati provvedimenti per correggerla, ed evitare che il quadro si aggravi con convulsioni, perdita di conoscenza, stato di coma.

La “regola del 15”

Per correggere una ipoglicemia occorre assumere zuccheri semplici a rapido assorbimento.

Considerando che 15 grammi di glucosio determinano un incremento della glicemia all’incirca di 38 mg/dl nell’arco di 20 minuti, è stata elaborata la cosiddetta “regola del 15”: dopo aver assunto 15 g di carboidrati (una bustina di zucchero, caramelle, un succo di frutta, una lattina di Coca-Cola, ma anche glucosio in tavolette, saccarosio in grani o sciolto in acqua), la rivalutiamo dopo 15 minuti e, fino a che il valore della glicemia non superi i 100 mg/dl, ripetiamo questa procedura.

Poiché l’effetto del trattamento può essere temporaneo, la glicemia deve essere in seguito rivalutata ancora ogni 15 minuti, fino al riscontro di almeno due valori normali in assenza di ulteriore trattamento. Ovviamente questo è possibile in caso di ipoglicemia lieve/moderata, quando cioè il paziente è in grado di assumere zuccheri per via orale.

 

In caso di crisi ipoglicemica

Se invece il paziente presenta un’ipoglicemia grave e non è in grado di assumere carboidrati per bocca, è bene attivare il Sistema dell’Urgenza-Emergenza territoriale. Nel frattempo chi è presente può praticare un’iniezione di glucagone, ormone che determina un repentino seppure transitorio incremento della glicemia. Non appena il paziente riprende la vigilanza ed è in grado di deglutire, è bene assuma subito zucchero.

A tal riguardo è molto importante che quanti (per motivi familiari, di lavoro, di sport, ecc.) sono a contatto con il paziente diabetico siano istruiti su come determinare la glicemia capillare, e quando e come praticare il glucagone, se necessario. Per lo stesso motivo è opportuno, specie per situazioni di particolare instabilità glicemica, disporre di una confezione di glucagone in fiale preriempita.

Dopo una crisi ipoglicemica

Una volta superato l’episodio, occorre con grande serenità e lucidità capire perché è accaduto, in modo tale da evitare il suo ripetersi.

Nella gran parte dei casi i motivi di una ipoglicemia vanno ricondotti a un errore (in eccesso) nella assunzione di terapia per banale refuso, a una inadeguata (in difetto) assunzione di carboidrati rispetto alla terapia assunta, a una imprevista (in eccesso) attività fisica.

Commenti

ivano 17/09/2017 12:20
IPSIA
molto utile anche per chi e predisposto o all 'inizio di questo male

Totale 1 commenti

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