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L'esperto

Dott.ssa Emanuela Zarra
Dirigente medico presso U.O. Spedali Civili di Brescia

HO IL DIABETE TIPO 1: POSSO CONTINUARE A FARE TREKKING? COME?

Domanda

Buon pomeriggio,

ho 44 anni e mi hanno diagnosticato il diabete tipo 1 da circa un anno. Non ho altre malattie oltre quella nè prendo altri farmaci oltre le insuline basale e rapida per i pasti.

Ho sempre fatto trekking ma da quando ho il diabete non ho più osato affrontare una camminata impegnativa che vada al di là dell'ora, ho timore.

Vorrei capire come fare ad affrontare almeno una camminata di un paio di ore senza grossi problemi. Basta mangiare durante il percorso prima che la glicemia scenda sotto una certa soglia? Sarò sicura in tal modo di non incappare in ipoglicemia durante il tragitto? Se si che cosa è meglio portarsi dietro?? Pane e marmellata, frutta disidratata o snack del tipo “tutto compreso”?

Non so se sono stata sufficientemente chiara, ma spero di ricevere comunque una risposta. Mi basta anche solo sapere a chi rivolgermi che mi possa aiutare a ricominciare.

Grazie.

Risposta

la gestione della terapia insulinica intensiva durante un’ attività fisica (sia essa aerobica o anaerobica, di diversa durata e intensità) è uno degli argomenti cardine da affrontare nel percorso educativo con un diabetologo e il suo team in quanto prevede una serie di conoscenze sulle insuline, sui carboidrati, sulla situazione clinica del paziente, sul tipo di attività fisica, sul grado di allenamento, la soglia di percezione della  ipoglicemia… quindi è un argomento complesso che prevede delle regole di base (adattabili a seconda delle diverse situazioni) che però una volta apprese e sperimentate permettono al paziente con diabete di tipo 1 di svolgere la maggior parte delle attività in sicurezza.

Quindi,  il consiglio principale che le do è di iniziare un percorso specifico di questo tipo con il suo diabetologo di riferimento o farsi consigliare da un diabetologo “esperto” di attività fisica perché le informazioni di cui ha bisogno non si possono esaurire in poche righe.

Giusto per darle un minimo di informazioni è fondamentale monitorare la glicemia prima dello svolgimento dell’attività fisica, durante e dopo avendo come obiettivi glicemici di sicurezza una glicemia compresa tra 120 e 180 mg/dl (in linea di massima ripeto, tutto deve essere adattabile al paziente, al suo rischio ipoglicemico, al tipo di attività, alla durata, al momento in cui si pratica, all’insulinizzazione presente) quindi assumere CHO complessi per mantenere costanti tali valori (esistono in commercio anche integratori molto utili in tal senso); inoltre se la  glicemia è >250-300mg/dl bisogna monitorare la chetonemia/cheonuria, evitare l’attività  naturalmente se presenti e in genere evitarla anche per glicemie cosi’ elevate, sia perché la performance sarebbe scadente sia perché se dipendono da una scarsa insulinizzazione il controllo metabolico potrebbe peggiorare rischiando la chetosi.

Diverso è se la glicemia è elevata perchè frutto di un errato calcolo dei CHO del pasto precedente, in tal caso si può apportare una correzione minima di insulina tenendo sempre presenti gli obiettivi glicemici stabiliti.

Oltre al monitoraggio prima e durante è altrettanto importante quello successivo, perché il rischio di una ipoglicemia può durare anche per un paio di giorni soprattutto se non si è allenati.

Inoltre, bisogna imparare a capire la durata di azione delle insuline rapide e delle lente, gli orari e la sede di somministrazione.

Come vede l’ argomento è complesso e articolato, ma una volta fatto proprio l’attività fisica è un valore aggiunto al controllo del diabete.

L'esperto risponde

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