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LA GESTIONE DEL DIABETE IN CARCERE: ALIMENTAZIONE E TRATTAMENTO

Il problema della gestione della persona diabetica in detenzione è di fondamentale importanza, perché spesso costituisce motivo di scompenso glicometabolico. In prigionia, la persona affetta da diabete non ha la possibilità di condurre una “life style” adeguata, soprattutto in termini di alimentazione e attività fisica. Inerentemente all’alimentazione, le tabelle vittuarie ministeriali non consentono una personalizzazione della dieta. Infatti, anche se il detenuto diabetico ha un menù che prevede un introito di 1800kcal giornaliere, il cibo del carcere è a contenuto di grassi elevato e con un modesto apporto di verdure e fibre.

Il detenuto diabetico tende, perciò, a ingrassare e ciò porta scompenso nelle sue glicemie. Se il paziente assume anti-diabetici orali che danno secrezione insulinica si può configurare il rischio di crisi ipoglicemiche.

Un’altra difficoltà, inoltre, deriva dal fatto che non si possono controllare le complicanze del diabete e le relative microangiopatie (come la retinopatia diabetica, la nefropatia diabetica, dolore alle gambe etc…) e macroangiopatie ( come l’ictus cerebrale) nel paziente detenuto, a meno che vengano disposte delle visite periodiche presso centri attrezzati.

Il detenuto affetto da diabete deve essere sottoposto, al momento della reclusione, ad una valutazione clinica, per garantire la sua sicurezza.

In carcere la persona diabetica ha diritto a:

  • Una terapia farmacologica continuata senza interruzione (gestione di uno schema insulinico a 3 o 4 somministrazioni, somministrazione di ipoglicemizzanti durante i pasti);
  • Una dieta personalizzata;
  • Un controllo glicemico attento;
  • Personale di vigilanza e sanitario istruito e attento alle problematiche connesse al diabete.

Fonte: Documento prodotto nel 2005 dall’Associazione Medici Amministrazione Penitenziaria Italiana (AMAPI) e la Società Italiana di Medicina Penitenziaria (SIMSPE)

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