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DIABETE E SANITÀ PENITENZIARIA

Nel 2002 è stata istituita, con Decreto 16 maggio 2002 del Ministero della giustizia, emanato di concerto con il Ministro della Salute,  la “Commissione mista di studio per il rinnovamento del Servizio sanitario penitenziario”. A essa è stato affidato l’incarico di “pervenire all’adozione di un nuovo modello legislativo” per “ innovare i metodi organizzativi e la qualità del servizio sanitario penitenziario, tenendo conto dei risultati delle sperimentazioni effettuate”.  

Al fine di assicurare adeguate risorse al processo di riforma, il Ministero della salute propose l’inserimento di uno specifico articolo nella legge finanziaria del 2008, comprensivo dell’assistenza sanitaria negli istituti penali per adulti, negli istituti per minori e negli Ospedali psichiatrici giudiziari, anche con la previsione di risorse aggiuntive individuate nell’ambito del bilancio del dicastero.

Nella Gazzetta Ufficiale n. 126 del 30 maggio 2008 è stato pubblicato il Decreto ministeriale del 01 aprile 2008 - “Le modalità, i criteri e le procedure per il trasferimento al Servizio sanitario nazionale delle funzioni sanitarie, delle risorse finanziarie, dei rapporti di lavoro, delle attrezzature, arredi e beni strumentali relativi alla sanità penitenziaria” in attuazione dell’art. 2, legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Finanziaria 2008).

Il Decreto ministeriale ha trasferito la competenza della sanità penitenziaria dal Ministero della Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale, andando a concludere un percorso già iniziato con il Decreto legislativo 230/1999. Le Regioni hanno acquisito -anche in attuazione dell’art 32 della Costituzione italiana- il compito di tutela della salute delle persone in detenzione, al pari di quelle in libertà.

Il Decreto, quindi, ha riconosciuto la piena parità di trattamento in tema di assistenza sanitaria, fondata su sui seguenti principi:

-          La necessità di una collaborazione inter-istituzionale, leale e reale,  tra l’Amministrazione Penitenziaria, la Giustizia Minorile e le Regioni, tra le Direzioni degli Istituti Penitenziari e le ASL;

-          La complementarietà degli interventi a tutela del soggetto detenuto;

-          La garanzia, compatibilmente con le misure di sicurezza, di condizioni ambientali e di benessere rispondenti a criteri di rispetto della dignità della persona.

Il Decreto, inoltre, prevede l’erogazione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza).

Il soggetto detenuto, al pari di quello in libertà, ha diritto alla promozione ed alla prevenzione sanitaria, come la salubrità degli spazi, la medicina preventiva e l’educazione sanitaria etc….

Ulteriore contributo a questa fase di transizione è arrivato dalla Conferenza Unificata, con l’accordo sottoscritto il 26 novembre 2009, in cui vengono elencate le strutture sanitarie esistenti con indicazione dello stato funzionale, fornita la loro classificazione secondo il modello precedente al transito al Servizio Sanitario Nazionale, definiti i criteri da seguire nella realizzazione dei modelli di sanità penitenziaria ed in particolare viene sottolineata la necessità della creazione di un rete sanitaria Regionale e Nazionale che vada dagli ambulatori per la cura, soprattutto di patologie croniche, all’interno di ciascun Istituto penitenziario, ai posti-letto negli ospedali esterni, ai reparti ospedalieri detentivi (già realizzati a Milano, Roma, Viterbo, Napoli) con autonomia organizzativa e gestionale, ai CDT (Centro Diagnostico e Terapeutico nella vecchia denominazione del Ministero della Giustizia) realizzati all’interno degli Istituti Penitenziari, ai reparti per detenuti affetti da grave patologia, come il diabete mellito.

Si rimanda ai seguenti riferimenti legislativi:

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