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CONDIZIONI DI SALUTE E COMPATIBILITA’ ALLA DETENZIONE

La legge prevede che, nel caso in cui sussistano delle condizioni cliniche tali da rendere incompatibile il diritto della persona alla salute con il regime detentivo, questa possa, previo esame medico, avere la possibilità di usufruire delle misure alternative previste alla detenzione.

Questo problema valutativo interessa i detenuti “definitivi” e quelli “in attesa di giudizio”.

Gli art 146 e 147 del Codice Penale disciplinano la previsione del rinvio dell’esecuzione della pena per determinate situazioni, anche di carattere sanitario.

I detenuti con condanna definitiva possono ottenere la sospensione facoltativa della pena  “quando sussista una condizione di grave infermità fisica” in base all’art 147 C.p, la cui ratio ispiratrice risiede nell’art 27 (“divieto di trattamento disumano del condannato) e 32 della Costituzione (diritto della tutela della salute).

In generale, per “grave infermità fisica”, si intendono due condizioni:

  1. L’esistenza di condizioni di salute tali da richiedere interventi terapeutici non attuabili in ambito carcerario e non rinviabili senza grave pregiudizio per la salute del detenuto;
  2. La presenza di patologie a prognosi infausta quoad vitam.

In giurisprudenza si è affermato che “per legittimare il rinvio dell’esecuzione della pena per grave infermità fisica” :

-          L’oggettiva gravità della malattia che implica un serio pericolo per la vita del condannato o la probabilità di altre rilevanti conseguenze dannose, oppure la prognosi infausta quoad vitam;

-          La possibilità di fruire, in stato di libertà, di cure e trattamenti sostanzialmente diversi e più efficaci rispetto a quelli che possono essere prestati in regime di detenzione.

L’accertata infermità costituirà una possibile causa di differimento non solo perché “grave” ma anche e soprattutto, in quanto potenzialmente aggravata dalla condizione carceraria.

Dall’esame della giurisprudenza emerge che i requisiti fondamentali ai fini del rinvio facoltativo della pena sono:

  • La prognosi quoad vitam;
  • l’impossibilità/difficoltà, di curare la grave infermità in ambito carcerario;
  • l’evidenza che il regime penitenziario possa, verosimilmente peggiorare il decorso e la prognosi della patologia;

In base a ciò il medico penitenziario, dinanzi ai seguenti quadri clinici, quando particolarmente gravi, dovrebbero effettuare  una valutazione di possibile incompatibilità, certificando le seguenti patologie:

-          neoplasie maligne;

-          gravi cardiopatie;

-          diabete mellito scompensato;

-          cirrosi epatica scompensata;

-          etc etc.

Il medico penitenziario, nella formulazione del giudizio di compatibilità/incompatibilità, deve:

  1. diagnosticare attentamente le patologie presenti attraverso il riscontro degli elementi diagnostico-clinici contenuti nel diario clinico;
  2. stabilire la gravità dello stato psicologico diagnosticato in riferimento all'esperienza clinica e alla letteratura scientifica;
  3. valutare se eventuali accertamenti diagnostici e/o le cure necessarie possono essere effettuate in carcere, ovvero in centri clinici penitenziari, in ospedali civili o altre strutture cliniche esterne (analisi della compatibilità fra stato di carcerazione e trattamento);
  4. ipotizzare se la permanenza in carcere del detenuto possa influenzare negativamente o meno l’efficacia del trattamento;
  5. esprimere, con motivazione, il giudizio di compatibilità/incompatibilità alla carcerazione.

Per saperne di più:

Art 3, 27 e 32 Costituzione italiana: 

Art 146 Cp: http://www.brocardi.it/codice-penale/libro-primo/titolo-v/capo-ii/art146.html

Art 147 Cp: http://www.brocardi.it/codice-penale/libro-primo/titolo-v/capo-ii/art147.html

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