Iniziativa realizzata con il
contributo scientifico di

Con il supporto
incondizionato di

OCCHIO AI GRASSI

Gli eccessi di grassi nel sangue possono essere frequenti nella persona con il diabete, e dove c’è tessuto adiposo si sviluppa facilmente una forma di ‘sordità’ dei tessuti che hanno bisogno di quantità sempre maggiori di insulina.
L’attenzione ai grassi ed alle calorie che si mangiano permette quindi di dimagrire senza sforzo e mantenere la glicemia sotto controllo. Servono però cultura ed educazione alimentare per riuscire a distinguere i diversi tipi di ‘grassi’ che hanno effetti differenti sul metabolismo:
I grassi ‘saturi’ di origine animale, fanno tendenzialmente male al cuore. Occorrerebbe quindi:
- sostituire o almeno diminuire l’uso dei grassi animali usati in cottura, come burro e strutto;
- ridurre a una o due le porzioni settimanali di formaggio e salumi;
- limitare a due o tre volte la settimana le presenze a tavola di carne rossa, selezionando tagli magri ed eliminando le parti grasse previa cottura;
- le proteine necessarie a ogni pasto possono derivare da carni bianche o meglio ancora da pesce o legumi.
I grassi ‘transidrogenati’, come le margarine ‘dure’ non spalmabili, non solo fanno male come quelli saturi ma distruggono il colesterolo buono (che nel diabetico è generalmente basso). È meglio perciò dimenticarli.
I grassi vegetali, come l’olio di oliva o di semi, hanno invece un “effetto scudo” sulle arterie; attenzione a non esagerare, soprattutto a chi ha problemi di pesoforma: un cucchiaio di olio ha più calorie di un gelato! Meglio usarlo con parsimonia.

Scopriamo i trigliceridi
I trigliceridi sono un tipo di grassi collocati in gran parte nei grassi degli alimenti.
È utile però sapere che anche gli zuccheri (cioè i carboidrati, soprattutto quelli semplici come zucchero da cucina, dolci, farina bianca etc.) vengono trasformati in trigliceridi dal nostro corpo se non consumiamo l’energia introdotta durante i nostri pasti.

Perché i trigliceridi sono importanti
Una delle funzioni cardine è quella di riserva energetica: quando ingeriamo troppe calorie (che indicano quanta “energia” apporta un alimento al nostro organismo), introducendo nel corpo più “energia” di quanta effettivamente ne bruciamo, il nostro corpo trasforma in trigliceridi queste calorie in eccesso per poi immagazzinarli nei tessuti adiposi, cioè nelle zone “grasse” (con tessuto adiposo si intende, ad esempio, la pancia nell’uomo e i fianchi nelle donne). In questo modo il nostro corpo immagazzina tutta l’energia che non usiamo e la conserva per future e possibili necessità.

Questa funzione era molto utile agli albori dei tempi, quando l’uomo non poteva procurarsi su base giornaliera il cibo necessario: oggi invece possiamo ottenere (quasi) tutto ciò che vogliamo semplicemente passeggiando nei supermercati con il carrello in mano.
Il bisogno fisiologico reale di scegliere il cibo da mangiare è diventato ormai indecifrabile, sostituito, nell’ordine, da:
- pubblicità invitanti che provocano automaticamente l’acquolina in bocca (nel 1910 il medico russo Ivan Pavlov notò che la produzione di saliva nei cani aumentava puntualmente a mezzogiorno, quando questi sentivano il suono delle campane che preannunciavano l’arrivo del pasto…);
- bisogni emotivi, perché mangiare ha una potente azione antistress ed è il modo più veloce per sentirsi meglio e compensare bisogni emotivi insoddisfatti;
- offerte 3 x 2, che preferiscono la convenienza ad ogni altro criterio, come la qualità.

Nel momento in cui apriamo il frigorifero i bisogni reali del corpo passano in secondo piano, anzi, spesso non vengono nemmeno percepiti. Il pranzo o la cena diventano accumuli di energia inutilizzata, la riserva di grassi che il nostro corpo ha messo da parte non viene sfruttata… e non si dimagrisce.

Alcune conseguenze
Il sovrappeso e l’eccesso di grassi del sangue causano aumento del rischio di ipertensione arteriosa, malattie coronariche, ictus, malattie respiratorie oltre, ovviamente, ai loro effetti negativi sul diabete.
Controllare la glicemia non basta, la persona con diabete può diminuire veramente il rischio di infarti e ictus anche riducendo il peso, soprattutto il giro vita, abbassando il più possibile la pressione, portando a norma i trigliceridi e il colesterolo.

I rimedi giusti
Esiste una terapia capace di raggiungere da sola più obiettivi: si tratta della terapia nutrizionale, vale a dire mangiare in maniera sana ed equilibrata per qualità e quantità.
Quindi mangiare meno e meglio riducendo al minimo i grassi animali: carni, soprattutto insaccati e carni rosse. Burro e formaggio vanno quasi eliminati, come gli alcolici e gli zuccheri semplici, mentre deve aumentare il consumo di fibre, soprattutto verdure.
E accettare di fare un costante esercizio fisico, una camminata di mezz’ora al giorno a passo veloce, giocare a tennis due o tre volte alla settimana, una bella nuotata; insomma, combattere la sedentarietà.

Lascia un commento

Testo di sicurezza:*

Inserisci entrambe le parole sottostanti, con o senza spazi.
Le lettere non sono case-sensitive.
Non riesci a leggerlo? Provane un'altra