iltuodiabete.it | Io dico, tu dici, egli dice: Ho il Diabete!

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Io dico, tu dici, egli dice: Ho il Diabete!

Aver paura di non essere più in grado di condurre uno stile di vita soddisfacente, temere l’isolamento e sprofondare in una condizione di oblio in cui l’unica soluzione immediatamente reperibile è quella di chiudersi in se stessi, escludendo tutto e tutti.

Ecco, questo è lo schema mentale che, immediatamente dopo aver scoperto di soffrire di una malattia metabolica come il Diabete, potrebbe erroneamente instaurarsi e perdurare.

Questo modello disadattivo di manipolazione degli stati mentali negativi potrebbe, in primo luogo, sembrare automatico e inarrestabile e ci si potrebbe sentire quasi costretti a reagire all’evento traumatico raggomitolandosi nell’autofrustrazione e nell’incomunicabilità dei propri stati emotivi proprio per arginare la sofferenza.

Non comunicare per non soffrire, dimostrare a se stessi e agli altri di non soffrire per non comunicare e infine non soffrire e non comunicare.

Ma è davvero questo che accade? Davvero non comunicando i propri stati emotivi di forte disagio può aiutare a “non sentire” più nulla? È davvero così semplice “eliminare” uno stato d’animo negativo?

Purtroppo la risposta è no! Questo circuito di autoconvincimento, basato sulla credenza errata che non chiedere aiuto possa aver risolto ogni problema, è ingannevole.

È altresì enormemente allettante poiché chiudere gli occhi sperando che tutta la sofferenza, il malessere, il timore possano svanire nel dimenticatoio, aiuta molto nell’immediato a sgombrare la mente e a dedicarsi a tutte le attività mentali che la vita quotidiana non smette di porre ed imporre.

Ma nulla è dato per nulla ed anche la nostra stessa mente, che inconsciamente ci regala un modo per non soffrire, poi ci chiede indietro un lauto compenso con tutti gli interessi!

Di cosa stiamo parlando? Della sofferenza stessa, che stratificata nel nostro profondo cresce d’intensità e ad un certo punto necessita di uscir fuori, di manifestarsi, e nulla di buono prospetta un fiume in piena che straripa dai suoi argini.

La crisi. Che sia depressiva o esistenziale, che invada parte oppure ogni aspetto della propria vita, una volta manifestatasi bisogna che la si accolga.

Non è facile e nemmeno così intuitivo, ma il primo grande passo verso la risoluzione della sofferenza è l’accoglienza di essa e la sua accettazione.

Parlare, aprirsi, comunicare i propri stati d’animo è la prima medicina che bisogna auto-somministrarsi, è gratuita e soprattutto offre una grande opportunità: osservare la propria condizione da nuovi punti di vista, scoprendo nuove “strade” che altrimenti nel proprio isolamento si corre il rischio di non individuare. Strade, queste, che si trasformano nella possibilità concreta di sentirsi “accolti” e di superare il malessere interiore scoprendo che il sostegno emotivo dell’altro consente di generare nuova forza per se stessi, fondamentale questa per affrontare al meglio il proprio percorso di cura.

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