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Screening a Mondovì per la retinopatia diabetica

20/04/2017 

Attivo dal 2008 a Savigliano, il progetto è decollato a Mondovì in questi giorni. Ora mille pazienti l’anno saranno sottoposti all’esame. “Possiamo permetterci di investire sulla prevenzione – ha detto il dg dell’Asl CN1 Francesco Magni – perché abbiamo i conti a posto: un risultato conseguito senza riduzione di servizi”.

Anche i pazienti diabetici del monregalese saranno sottoposti a screening per la retinopatia diabetica da parte dell’Asl CN1. Lo ha annunciato in conferenza stampa ieri l’Azienda sanitaria, tramite la struttura di Diabetologia e Endocrinologia diretta da Salvatore Endrio Oleandri, che completa così il progetto avviato sin dal 2008 a Savigliano.

I diabetici sul territorio della CN1 sono oltre 20 mila e 16 mila sono seguiti dall’Asl, di questi 6 mila circa in modo integrato con i medici di medicina generale. Ora un migliaio saranno sottoposti ogni anno allo screening. “Un’operazione effettuata con apparecchiature sofisticatissime, di ultima generazione – spiega Oleandri in una nota diffusa dalla Asl – utilizzate da personale infermieristico opportunamente formato. Si calcola che circa il 10% dei pazienti diabetici possa andare incontro a una retinopatia responsabile di cecità. Ciò significa che di 10 sottoposti all’esame soltanto in due si risconterà la retinopatia e in un solo caso la causa della patologia sarà imputabile al diabete”. Dopo lo screening il paziente potrà andare dall’oculista per la visita, permettendo allo specialista di vedere esclusivamente casi certi e all’Azienda di ottenere una riduzione delle liste d’attesa per l’esame del fondo dell’occhio.

Un’operazione orientata a rendere reale la prevenzione sul territorio piemontese, il tutto grazie all’ordine nei conti dell’Asl CN1. Un vero e proprio esempio virtuoso che contiene i costi (specialmente quelli della farmaceutica), senza ridurre i servizi.

Baldassarre Doronzo è il direttore del dipartimento di Medicina Specialistica: “Abbiamo una rete diabetologia tra le più estese del Piemonte, nostro obiettivo è rendere un servizio omogeneo su tutta l’Asl per dare le stesse risposte a pazienti con le medesime patologie”.

L’importanza del progetto è stata sottolineata da due grandi player del settore, con ruoli centrali presso l’Università di Torino: Massimo Porta, direttore della Scuola di Specialità di Medicina Interna e Ezio Ghigo direttore della Scuola di Medicina (cioè della Facoltà).  “La cosa che preoccupa di più i pazienti diabetici è la perdita della vista” – spiega Porta – “Abbiamo definito linee guida nazionali sullo screening, che va effettuato se la malattia rappresenta un grosso problema sanitario, quando esistono forme di trattamento efficaci, gruppi a rischio, procedure sul costo/efficacia e test affidabili e ripetibili. Negli ultimi anni in Italia è stata creata una rete di tele screening con il coinvolgimento di 30 centri e 20 mila pazienti, ma bisogna fare di più perché nel prossimo futuro i numeri della malattia si moltiplicheranno”.

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Massimo Porta, direttore della Scuola di Specialità di Medicina Interna

Un dato cruciale

Ogni paziente diabetico non trattato costerebbe alla collettività 30 volte tanto rispetto al costo dello screening. Per questo motivo alcuni Paesi europei hanno deciso di investire molto: il Regno Unito, ad esempio, ha sottoposto l’83% della popolazione (oltre 2 milioni di soggetti) allo screening, facendo sì che il diabete non sia più la prima causa di cecità in età lavorativa. 

Per Ghigo “Ancora una volta l’Asl CN1 dimostra effervescenza e determinazione nel perseguire iniziative pilota. In questo progetto convergono qualità e tecnologia che ricadono sul prodotto assistenziale. Sono fondamentali anche la passione per la professione e il lavoro di squadra”.

Un lavoro che coinvolge anche la figura dell’infermiere. Maria Carmela Scaffidi è il direttore della Direzione delle professioni sanitarie dell’Asl CN1: “Da questo diverso assetto di presa in carico del paziente diabetico nasce una nuova opportunità anche per gli operatori e le famiglie. Siamo di fronte a una migliore definizione delle competenze: l’infermiere si sostituisce più appropriatamente a un lavoro che fino a qualche tempo fa era interamente a carico dell’oculista e lo specialista viene restituito alla sua competenza più propria”.

Ma che cosa pensa il diabetico, soprattutto quello di tipo 1, che convive tutta la vita con la malattia? Ci sono alcuni studi nazionali coordinati da Marina Trento, psicopedagogista: quelli in corso riguardano la qualità della vita e ha coinvolto i giovani, l’altro la coerenza, cioè la capacità di far fronte a eventi stressanti in persone affette dalla patologia. “Ci lavoriamo da un anno – dice la ricercatrice torinese – e li ultimeremo a fine 2017. L’obiettivo è quello di coinvolgere il più alto numero di pazienti”.

Fonte: Quotidiano Sanità

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