Neuropatia diabetica: le ultime novità su diagnosi e terapia

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Neuropatia diabetica: le ultime novità su diagnosi e terapia

Un paziente diabetico su tre deve fare i conti anche con la neuropatia diabetica: una condizione estremamente invalidante e ancora poco conosciuta da medici e pazienti.
A fare il punto sulla situazione è Neurodiab 2018 tenutosi dal 4 al 7 settembre scorso a Roma, congresso internazionale sulla neuropatia diabetica arrivato alla sua 28° edizione, promosso dal Gruppo di Studio Neuropatia Diabetica dell’EASD (Società Europea per lo Studio del Diabete), attualmente presieduto dall’italiana Simona Frontoni, professore di Endocrinologia all’Università Tor Vergata di Roma e presidente della sezione Lazio della Società Italiana di Diabetologia, SID.
Sono tanti i problemi collegati a questa patologia: ci sono persone per cui quella sensazione di formicolio ai piedi accompagnata da scosse di dolore bruciante alle gambe è ormai una presenza costante, alcuni che non riescono a fare più un pasto intero perché lo stomaco rifiuta di ricevere il cibo e la digestione è un’impresa lunga ore, altre persone si ritrovano la vita sessuale devastata da un disturbo senza nome, fino a chi alzandosi in piedi, vede tutto nero e cade per terra rischiando di farsi molto male. 
Tante sfaccettature diverse, con un impatto importante sulla qualità di vita; condizioni che per molte persone con diabete di lungo corso sono una compagnia quotidiana, della quale spesso non parlano, soffrendo in silenzio. Questa galassia di sintomi, apparentemente così diversi ed estranei tra loro ha un nome specifico: neuropatia diabetica.

Sebbene, secondo gli ultimi dati epidemiologici (forniti dal professor Andrea Truini, dell’università La Sapienza di Roma) il 36% delle persone con diabete presenti una polineuropatia (prevalenza riferita all’Italia, ma simile a quello di altri Paesi europei come Francia e Gran Bretagna) e il 13% abbia polineuropatia dolorosa, la conoscenza di questi disturbi, da parte degli stessi pazienti, dell’opinione pubblica e di molti medici, è ancora scarsa.
Questo porta il paziente a non parlare dei propri disturbi se non in casi estremi, che implica il non ricevere una diagnosi e delle terapie specifiche che potrebbero alleviarli.

 “La neuropatia diabetica”, spiega Simona Frontoni, “fa parte delle complicanze croniche del diabete e interessa quasi tutti gli organi e apparati. Si distingue in una forma periferica e in una forma autonomica. La prima interessa i nervi periferici, soprattutto degli arti inferiori; quella autonomica interessa l’innervazione simpatica e vagale del nostro organismo e in quanto tale va a colpire quasi tutti gli organi. La forma più importante e pericolosa di neuropatia autonomica è quella cardiovascolare, in quanto è responsabile di un’altissima percentuale di morti nel soggetto diabetico proprio perché colpisce la regolazione autonomica del cuore e della pressione arteriosa ed è quindi associata ad un’elevata morbilità e mortalità. La neuropatia autonomica può interessare anche il sistema gastrointestinale e quello uro-vescicale”. 
Ma esiste anche una forma di neuropatia “centralizzata”.
“Abbiamo scoperto”, prosegue Frontoni,” che il sistema nervoso centrale è in qualche modo coinvolto nella neuropatia autonomica. Alcuni recenti studi dimostrano come esista una grossa componente centrale, per esempio nella percezione del dolore. Anche nel caso dell’Alzheimer, che è molto frequente nel paziente diabetico, sappiamo che esistono delle strette correlazioni tra la forma di neuropatia centrale e quella periferica. È ormai conoscenza acquisita che l’Alzheimer sia una importante complicanza del diabete”.

Cosa provoca la neuropatia diabetica?
Iperglicemia, stress ossidativo, infiammazione e cellule gregario. “Come tutte le complicanze croniche del diabete, anche la neuropatia è causata dall’iperglicemia e molto pericolosi sono anche gli sbalzi di glicemia, cioè la variabilità glicemica che, attraverso meccanismi prevalentemente legati ad un’attivazione dello stress ossidativo o dell’infiammazione portano nutrimento ai nervi, è responsabile dello sviluppo di neuropatia.”

Come si diagnostica la neuropatia diabetica?
È possibile diagnosticare precocemente la neuropatia diabetica. “Per prima cosa”, sottolinea la professoressa Frontoni, “è importante saperla riconoscere attraverso i suoi segni e sintomi. Nel caso della neuropatia autonomica, alcuni di questi sono piuttosto precoci. Ad esempio, uno dei primi segni e sintomi è la disfunzione erettile (che nel diabetico può avere anche cause vascolari ma che spesso nasconde anche una neuropatia). Sintomi gastro-intestinali, quali un rallentato svuotamento gastrico che dà un senso di ripienezza, può essere un iniziale segno di neuropatia gastro-intestinale. La presenza di una tachicardia fissa e di una scarsa modulazione della frequenza cardiaca è un altro segno da valorizzare nella diagnosi.”

Cosa possiamo fare?
Il microfilamento è un test molto facile da eseguire: consiste nel toccare alcune parti predefinite del dorso e della pianta del piede del paziente con un microfilamento (una sorta di setola morbida, semi-rigida). Questo test va a rilevare a livello del piede la percezione del filamento. La perdita della sua percezione è considerata un indice estremamente precoce di neuropatia diabetica, oltre che un indice prognostico negativo per piede diabetico (complicanza in stretta correlazione con la neuropatia).
In nostro aiuto ci sono i nuovi test diagnostici, tra cui:

Holter cardiaco e analisi spettrale. Oggi è possibile utilizzare l’analisi spettrale dell’intervallo R-R all’Holter cardiaco che consente di fare una diagnosi di neuropatia autonomica più precoce e sofisticata.

Microperimetria retinica. OCT che esegue l’oculista e permette di misurare alcuni spessori della retina.

Microscopia confocale corneale. La esegue l’oculista e permette di individuare molto precocemente la neuropatia periferica perché le fibre corneali sono delle piccole fibre e si ritiene che siano le prime ad essere alterate nella neuropatia.

Sudoscan (conduttanza cutanea elettrochimica). Utilizzato anche nelle forme di neuropatia pre-diabetica. È una metodica che va a indagare le alterazioni delle piccole fibre, considerate alterazioni precoci della neuropatia che, analogamente a quanto visto per la cornea, sono le prime alterazioni che si manifestano. Esiste da un certo numero di anni, è un test validato in grado di rivelare alterazioni precoci, una sorta di cuscinetto che si mette a contatto con la cute del paziente e che si colora quando viene a contatto col sudore. Col Sudoscan si misura la capacità della ghiandola sudoripara di rilasciare ioni cloro, dopo aver somministrato un piccolissimo stimolo elettrico nella zona in esame. Nel soggetto diabetico la quantità rilasciata è ridotta per le alterazioni a carico dell’innervazione delle ghiandole sudoripare.

Fonte: www.italiasalute.it

 

 

 

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