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Educazione terapeutica all’autogestione del diabete

L’educazione all’autogestione del diabete (DSME, Diabetes self-management education) è un processo di facilitazione delle conoscenze, abilità e comportamenti, fondamentale nella cura del diabete, ma è utile anche ai soggetti a rischio per sviluppare e mantenere comportamenti che possano prevenire o ritardare la comparsa della malattia.

Solitamente al momento della diagnosi si riceve un’educazione all’autogestione che prevede un accompagnamento ai fini del mantenimento delle competenze acquisite e della prevenzione delle complicanze quando, ad esempio, compaiono nuovi fattori capaci di influenzare l’autogestione.
Ovviamente l’intervento educativo deve essere pianificato, strutturato e garantito da diverse figure professionali come medico, infermiere, dietista, educatore sociosanitario ed altre figure specificamente qualificate.

Molti studi hanno riscontrato che l’educazione all’autogestione del diabete si associa a un miglioramento della conoscenza della malattia, nelle modalità di autocura, negli esiti delle complicanze e della qualità della vita.

Gli argomenti dei vari percorsi educativi includono, tra gli altri, l’adozione di uno stile di vita attento alle scelte nutrizionali e all’implementazione dell’attività fisica, la corretta gestione della terapia farmacologica, l’automonitoraggio della glicemia con capacità di interpretare i dati e prendere decisioni, gli obiettivi da perseguire ai fini della riduzione del rischio di sviluppare le complicanze acute e croniche, lo sviluppo di strategie personali che promuovono salute e modifiche comportamentali.

I risultati migliori nel medio termine sono stati riferiti a percorsi educativi di lunga durata, che prevedono rinforzi educativi nel follow-up adattati all’età e al livello culturale del paziente, attenti alle esigenze, cultura, religione e alle preferenze individuali, nel rispetto degli aspetti psicosociali e che utilizzano strategie di modifica del comportamento.

In Italia, il modello clinico educativo “Group Care”, ha dimostrato di favorire il miglioramento del quadro clinico e valutazione psicologica sia in persone con diabete tipo 2 che tipo 1, ottimizzando le risorse di personale e il tempo dedicato al paziente.

Sono stati fatti molti passi in avanti negli ultimi 15 anni e oggi l’intervento educativo è risultato strutturato nella maggior parte dei casi nel 30,7% nella programmazione individuale e nel 50,4% in quella di gruppo. Ma ci sono ancora tanti aspetti da implementare a livello di strutturazione e valutazione dell’intervento educativo, di utilizzo della telemedicina e di strumenti didattici innovativi. Allo stesso tempo le strutture che ancora non dedicano spazi e tempi strutturati all’educazione terapeutica dovrebbero cercare di perseguire la formazione degli operatori sanitari in modo da acquisire gli strumenti ed un curriculum di base, necessari all’attivazione di percorso di educazione terapeutica allineata agli standard internazionali.

Fonte: Associazione Medici Diabetologi (AMD) - Società Italiana di Diabetologia (SID) -Standard italiani per la cura del diabete mellito 2018

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