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Approfondimento: la Nefropatia diabetica

Il diabete è diventato ormai la causa più comune di insufficienza renale terminale negli Stati Uniti e in Europa.

Negli Usa i diabetici rappresentano addirittura il 40% dei nuovi ingressi in dialisi, mentre in Europa la percentuale è più contenuta e si ferma al 17%. Più della metà dei diabetici in dialisi sono diabetici di tipo 2, cioè pazienti che hanno sviluppato la malattia diabetica in età adulta.

Purtroppo, la nefropatia diabetica come causa di insufficienza renale terminale sta aumentando rapidamente rispetto ad altre cause di uremia: circa il 30-35% dei pazienti diabetici presenta complicanze renali nel corso della malattia.

Allo stadio iniziale la malattia prevede la comparsa nelle urine di livelli anormali di albumina (minore di 30 mg/die), chiamata comunemente microalbuminuria.

In assenza di interventi terapeutici specifici, circa l’80% dei soggetti con diabete di tipo 1 presenta un incremento nell’escrezione urinaria di albumina che, in una parte di essi, può evolvere allo stadio di nefropatia conclamata.

Numerosi studi hanno dimostrato che la progressione della nefropatia diabetica può essere rallentata da alcuni interventi, la cui efficacia risulta maggiore se effettuati per tempo.

Ad esempio, il controllo glicemico ottenuto con una terapia intensiva riduce significativamente il rischio di sviluppare microalbuminuria e nefropatia clinica. In più, il controllo dell’ipertensione è in grado di rallentare il declino della funzione renale e può aumentare l’aspettativa di vita media dei pazienti con diabete di tipo 1, riducendone la mortalità dal 94% al 45% e diminuendo la necessità di dialisi dal 73% al 31%.

Anche una dieta a contenuto ridotto di proteine si è dimostrata efficace nel rallentare la progressione verso l’insufficienza renale terminale.

Suggeriamo quindi di tenere sempre in mente alcuni accorgimenti per ridurre il rischio e/o rallentare la progressione della nefropatia: ottimizzare il compenso glicemico, il controllo pressorio e quello degli altri fattori di rischio come lipidi e fumo.

Fonte: “Standard italiani per la cura del diabete mellito 2018” Associazione Medici Diabetologi (AMD) - Società Italiana di Diabetologia (SID)

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