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SE LE CELLULE STAMINALI CURANO IL DIABETE

Ultimamente diverse testate hanno segnalato la notizia di una ricerca scientifica   presso la Harvard University, USA, coordinata dal prof. Doug Melton e pubblicata sulla prestigiosissima rivista Cell, che riporta la possibilità di differenziare in vitro cellule secernenti insulina in modo regolato a partire da cellule staminali pluripotenti umane.
La stampa generale ha, come spesso accade in questo campo, enfatizzato in maniera eccessiva la notizia, riportando che si è arrivati alla cura definitiva del diabete di tipo 1.

A dir la verità, la strada che potrebbe portare alla sperimentazione clinica nell'uomo è lunga e non priva di ostacoli. Si pensi alla riproducibiltà del dato e alla tempistica, ossia la conferma dei dati in studi successivi sempre su animali da laboratorio, oppure in caso di sperimentazione sull'uomo le approvazioni delle autorità addette alla farmacovigilanza.
È importante perciò mantenere le aspettative realistiche di fronte a una sfida comunque ancora aperta, perché qualsiasi approccio basato sulle cellule staminali deve tener conto del potenziale rigetto immunitario del paziente, dato che il diabete di tipo 1 ha una componente immunitaria come malattia di per sé.
“La medicina rigenerativa con cellule staminali ha la potenzialità non solo di trattare, ma di guarire in modo definitivo il diabete” afferma il professor Lorenzo Piemonti, Diabetes Research Institute-IRCCS Ospedale San Raffaele e coordinatore del Gruppo di Studio ‘Medicina rigenerativa in ambito diabetologico’ della SID. “Come tutti i campi di frontiera – prosegue Piemonti – è più che corretto avere una grande fiducia per il futuro, ma è altrettanto necessario mantenere un sano realismo e un doveroso rigore scientifico”.

Come operano le cellule staminali?
Per il diabete di tipo 1, l’approccio terapeutico ideale dovrebbe evitare la distruzione delle eventuali cellule beta rimaste, ripristinarne la funzionalità e proteggere da reazioni autoimmunitarie le cellule producenti insulina eventualmente trapiantate.
Al momento, la terapia insulinica è l'unica terapia possibile per permettere la sopravvivenza nei pazienti con diabete di tipo 1, ma non è in grado di guarire definitivamente il diabete. Le cellule staminali, grazie alle loro proprietà immunologiche e rigenerative, potrebbero essere una promessa, seppur lontana, per la cura del diabete di tipo 1.
Le staminali sono cellule primitive non specializzate, in grado di trasformarsi in diversi altri tipi di cellule del corpo attraverso un processo denominato differenziamento cellulare. “Per semplificare – spiega Piemonti – si può immaginare che la cellula sia come un computer. Mano a mano che matura e si differenzia, utilizza alcuni programmi e ne spegne altri. In questo modo acquisisce la sua ‘specializzazione’”.
Con la riprogrammazione è possibile ottenere nuovamente tutti i programmi originali in modo da riottenere dalla cellula le funzioni iniziali: nel caso del diabete, la produzione di insulina.
Questo processo, che durante la vita embrionale richiede diversi mesi, in laboratorio può essere replicato in 2-3 settimane.

Il diabete di tipo 2
Un nuovo studio, pubblicato recentemente su Stem Cell Reports, indaga il possibile ruolo delle cellule staminali anche nel trattamento del diabete di tipo 2.
I ricercatori, guidati da Timothy J. Kieffer, della University of British Columbia di Vancouver, in Canada, sono partiti da evidenze scientifiche che dimostrano come anche i pazienti con diabete di tipo 2 presentino una riduzione della massa delle beta cellule e un declino della loro funzione durante la transizione verso la malattia conclamata. Da qui hanno ipotizzato che le cellule che producono insulina, derivate dalle cellule staminali embrionali umane, possono essere efficaci anche in questa popolazione di pazienti con diabete di tipo 2.

In seguito hanno trattato topi diabetici obesi con una combinazione di cellule progenitrici pancreatiche derivate da cellule staminali embrionali umane e farmaci insulino-sensibilizzanti, osservando negli animali sottoposti a questo doppio trattamento un miglioramento del metabolismo del glucosio e una repentina perdita di peso. Ciononostante, sia i topi trattati con il solo farmaco antidiabetico senza il trapianto di cellule staminali, sia quelli trattati solo con il solo trapianto di cellule staminali, hanno continuato ad essere intolleranti al glucosio e non hanno eliminato completamente l’iperglicemia prodotta da dieta e obesità.
Le cellule staminali potrebbero quindi essere utilizzate per sostituire le cellule produttrici di insulina mancanti o malfunzionanti, ma anche per mantenere vive le cellule beta pancreatiche proteggendole dall’attacco del sistema immunitario (alla base del diabete di tipo 1) o dal danno legato al ‘troppo lavoro’, nel diabete di tipo 2.

Quanto manca?
“Negli ultimi anni ci sono stati troppi episodi in cui persone malate o loro familiari sono stati illusi sulla possibilità concreta ed immediata di ricorrere alla terapia con cellule staminali o presunte tali per varie patologie” afferma il professor Bonora, Presidente della Società Italiana di Diabetologia.
“Per questo abbiamo deciso di costituire un gruppo di lavoro formato da esperti che operano con assoluto rigore scientifico per redigere un documento ufficiale che rifletta la posizione della nostra società e che ponga in evidenza la realtà, alimentando la fiducia ma evitando le mistificazioni.
Sappiamo che in un futuro non lontano la terapia con cellule staminali sarà utilizzata con successo nel diabete ma dobbiamo essere corretti nell’affermare che questa terapia oggi non è disponibile”.
La prudenza è d’obbligo nel campo della scienza, ma, dichiara Kieffer, “La nostra speranza è che l’approccio basato sulle cellule staminali per la sostituzione di insulina migliori il controllo del glucosio sia nei pazienti con diabete di tipo 1 che di tipo 2, per una vita più sana e più a lungo”.

Commenti

adel 27/01/2018 23:01
helal
salve sono helal adel diabetico tipo 2 cherco la cura gratsi

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