Diabete di tipo 1: uno spiraglio per liberarsi dall’insulina

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Diabete di tipo 1: uno spiraglio per liberarsi dall’insulina

16/03/2017 

È possibile liberarsi dalle iniezioni quotidiane di insulina?

Questa la domanda che gli studiosi e i pazienti si pongono da anni. Recentemente è stata dibattuta una terapia sperimentale che utilizza linfociti T regolatori per “rieducare” il sistema immunitario. Ma sono necessari ulteriori studi.

L'obiettivo è ambizioso, ma nobile: liberare i diabetici di tipo 1 dal peso dell'insulina. Una sorta di Sacro Graal per la terapia diabetica che, secondo un team di ricercatori dell'Università della California a San Francisco, sarebbe vicino se considerate le proprietà dei linfociti T regolatori. Quest’ultimi sono globuli bianchi in grado di modulare l'attività del sistema immunitario, evitando che attacchi il pancreas e le cellule che producono insulina. Il primo test clinico per verificare l’ipotesi è stato raccontato da Jeffrey Bluestone sulle pagine di Science Translational Medicine. Bluestone è immunologo e da anni rincorre la possibilità di “rieducare” il sistema immunitario quando viene meno ai suoi compiti di difesa dell'organismo.

Linfociti T “speciali”

Nel diabete di tipo 1 il sistema immunitario si rivolge contro il pancreas e le cellule produttrici di insulina, distruggendole; di conseguenza l'unica cura possibile è somministrare regolarmente l'ormone dall'esterno per sopperire alla mancanza. Bluestone però ritiene possibile far rientrare negli schemi il sistema immunitario e cambiare il corso della malattia grazie alle proprietà dei linfociti T regolatori, che non partecipano all'attacco contro le cellule del pancreas e anzi annullano la risposta immunitaria (non a caso, scarseggiano in caso di malattie autoimmuni come il diabete di tipo uno). «Aumentare la quantità di linfociti T regolatori potrebbe modulare e rieducare il sistema immunitario, ribaltandone la risposta e proteggendo così le cellule rimaste che producono insulina » – racconta Bluestone. «Sulla base di questa premessa abbiamo sviluppato un metodo per isolare e poi espandere i linfociti T regolatori dai pazienti: le cellule ottenute mantengono le caratteristiche di quelle d'origine e hanno un'attività funzionale potenziata, sono perciò in grado di modulare efficacemente l'attività immunitaria per evitare l'attacco alle cellule del pancreas».

jeffrey bluestone

Jeffrey Blueston è Professore di Metabolismo e Endocrinologia. Inoltre, è Direttore dell’Hormone Research Institute nel Diabetes Center all’University of California, San Francisco.

La prima sperimentazione clinica

I dati, incoraggianti, sono stati estrapolati da una sperimentazione clinica di fase uno, ovvero da uno studio condotto su pochi pazienti (in questo caso quattordici) con lo scopo primario di stabilire se un procedimento o una cura siano innanzitutto sicuri, senza impattanti effetti collaterali. Bluestone ha prelevato del sangue ai volontari, estraendo fino a 4 milioni di linfociti T regolatori. Dopodiché, li ha moltiplicati fino a 1.500 volte in laboratorio. Questa estratto con un alto incremento di linfociti è stato poi reinserito nei pazienti senza che si verificasse alcuna reazione avversa all'infusione, né altri eventi negativi nei mesi successivi: le cellule non attaccavano il pancreas ed erano ancora presenti un anno dopo la terapia, in quantità fino al 25 per cento del totale iniziale infuso. «I risultati positivi giustificano l'avvio di una sperimentazione di fase due per valutare con maggiore dettaglio l'efficacia di una cura che potrebbe cambiare drasticamente il destino dei pazienti con diabete di tipo 1 ed essere d'aiuto anche per malati di altre patologie autoimmuni, per esempio l'artrite reumatoide» – spiega Bluestone. «L'obiettivo è prevenire la progressione del diabete, “salvando” le cellule pancreatiche che producono insulina per liberare i pazienti dalla schiavitù delle iniezioni».

I test sono nelle fase preliminare, per cui è prematuro pensare che si arrivi ad una terapia nel breve periodo; tuttavia forse sfruttare le capacità nascoste del sistema immunitario per “riportarlo alla ragione” potrebbe rivelarsi una sorta di cavallo di Troia utile a combattere davvero, e alla radice, il diabete di tipo 1. 

Commenti

Danila 22/04/2017 11:42
Diabete tipo1
Io ho il diabete di tipo 1everamente sarebbe una buona notizia

Totale 1 commenti

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