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DIABETE E MOVIMENTO, UNA LITANIA…

Tutti vanno ripetendo che l’esercizio fisico riduce i fattori di rischio sia del diabete che cardiovascolari. Che ci sia una ragione?

I ricercatori dell'università di Leicester hanno utilizzato i dati di due studi sulla prevenzione del diabete: uno mirato a giovani adulti (età media 33 anni) chiamato STAND (Sedentary Time And Diabetes) e l'altro effettuato su persone più anziane (età media 63 anni) chiamato Walking Away from Diabetes.
Rispettivamente 153 e 725 persone con un rischio superiore alla media di sviluppare il diabete hanno accettato di portare uno strumento capace di quantificare il movimento moderato/elevato, i minuti di sedentarietà assoluta e quello di non sedentarietà (movimento lieve). I dati sono stati correlati a una serie di variabili, classiche indicatori dello stato cardiometabolico: l'Indice di massa corporea ( IMC o BMI), la glicemia a digiuno e a due ore da un carico di glucosio (OGTT), la quota di colesterolo HDL e la quota di trigliceridi nel sangue.
Dallo studio è emerso che l’effetto positivo su queste variabili non è dato tanto dalla quantità di esercizio fisico moderato o elevato, quanto dalla percentuale di tempo passata in qualsiasi forma di movimento. Insomma è più importante ridurre quotidianamente la sedentarietà che intensificare lo sforzo per brevi periodi.
Inoltre: anche il numero di interruzioni del tempo sedentario (passando da una posizione seduta o sdraiata a uno stato più attivo, tra cui in piedi) fa la differenza e può essere utile per ritardare, ad esempio, l’insorgere di insufficienza venosa.

Il vero nemico è la sedentarietà
Che cosa si intende per stile di vita sedentario?
Una madre di famiglia che si occupa della cura dei bambini, dei lavori domestici e della spesa, magari con un cane da portare fuori e si spera con una buona vita sessuale, non ha certo uno stile di vita sedentario.
Ma un uomo con un classico lavoro d'ufficio, che usa l'auto per ogni spostamento, che prende sempre l’ascensore, che non fa lavori domestici e che passa le domeniche sul divano ha senza dubbio uno stile di vita sedentario; potrà anche non essere in sovrappeso ma andrà incontro a molteplici rischi per la salute: diabete di tipo 2, disturbi cardiocircolatori (infarto, miocardico, ictus, insufficienza cardiaca), ipertensione arteriosa, insufficienza venosa, osteoporosi e artrite.
Non a caso queste patologie hanno avuto un boom nei paesi industrializzati caratterizzati da cattive abitudini alimentari e assenza di esercizio fisico erroneamente scambiata per relax…

Camminare fa bene
Nel 2009-2011 a oltre 2500 persone intorno ai 60 anni considerate ad alto rischio di sviluppare una situazione di intolleranza al glucosio (cosiddetto ‘pre-diabete’) è stato chiesto di portare sempre con sé un contapassi e di riportare periodicamente sia i dati dello strumento sia una auto-valutazione dell’esercizio fisico svolto, compilando un questionario riconosciuto a livello internazionale.
Le informazioni così raccolte sono state confrontate con i risultati di tre test diagnostici: i valori di emoglobina glicata, di glicemia a digiuno e di glicemia a 2 ore da un carico orale di glucosio (OGTT) quale test di laboratorio in grado di evidenziare un’ alterata risposta glicemica. È stato calcolato anche l'indice di massa corporea (IMC o BMI) di ciascun soggetto partecipante.

Da questo studio è emerso che i livelli di attività fisica erano inversamente associati ai risultati dell'OGTT anche indipendentemente dall'indice di massa corporea.
È emerso inoltre che in media le persone che avevano riportato i più alti livelli di attività avevano avuto una minore probabilità di sviluppare intolleranza al glucosio nel corso dello studio.

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