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UNA PANCETTA NON COSÌ INNOCUA

100 kg non è un obiettivo
Esistono due tipo di grasso per chi è in sovrappeso: quello sottocutaneo su cosce, glutei o avambracci, quasi neutro per l’organismo, e il grasso addominale (o meglio intraddominale o viscerale) che invece agisce come un vero e proprio organo ed ha importanti conseguenze negative sia metaboliche sia ormonali.
Alcune persone tendono più delle altre ad accumulare il grasso sulla pancia: studi scientifici suggeriscono che, sotto stress, l’eccesso di calorie assunte finisce nell’addome.

Circa l’80% diabetici ha accumulato un tessuto adiposo addominale superiore agli standard: sì, la famosa ‘pancetta’.
Per quanto riguarda il giro vita, il limite da non superare è almeno 102 cm per i maschi e 88 cm per le femmine - ma ancor meglio, rispettivamente, 98 e 80 cm. Ricordiamoci che cm non significa “chilometri orari”, ma di giro vita misurato all’altezza dell’ombelico.

Diabete e pancetta a loro volta sono collegati ad altre alterazioni metaboliche:
- trigliceridi alti (sopra i 150 mg/dl)
- pressione superiore ai valori ottimali (140 mm/hg di massima e 85 di minima)
- colesterolo HDL basso (sotto i 50 mg/dl per le femmine e sotto i 40 mg/dl per i maschi).
Almeno il 75% delle persone con diabete e sovrappeso supera due o più di questi limiti.

L’insulino-resistenza non porta sintomi
Una delle conseguenze della ‘pancetta’ è l’insulino-resistenza, ovvero il parziale respingimento dell’azione insulininica da parte dei tessuti. L’insulino-resistenza (che può presentarsi anche in individui magri) è una delle cause del diabete di tipo 2 ma ha anche effetti su:
• rilascio di acidi grassi che, trasformati in trigliceridi, non si limitano a circolare nei vasi restringendoli ma abbassano il colesterolo buono e infiltrano e danneggiano fegato, pancreas e muscoli
• pressione arteriosa: troppa insulina induce i reni a trattenere il sodio con un secondario effetto di aumento della pressione.

Qual è il rischio più grave?
Un diabetico in sovrappeso oppure obeso, con prevalenza del grasso addominale, iperteso e con valori elevati di lipidi nel sangue, ha un aumentato rischio di infarto o ictusmaggiore anche del rischio che ha di sviluppare le classiche complicanze a carico di occhi, reni e nervi specifiche del diabete.
Su 100 persone con diabete che si ricoverano in ospedale ogni anno, almeno 80 arrivano con una diagnosi di infarto o ictus; il diabete deve essere visto quindi come un importante fattore di rischio cardiovascolare.

C’è una buona notizia
Si può affermare comunque che una persona con diabete ben controllato ha la possibilità di prevenire le complicanze legate al diabete e assicurarsi una buona qualità di vita seguendo un corretta alimentazione, svolgendo regolare attività fisica , monitorando le sue glicemie, seguendo la terapia prescritta.
Un corretto stile di vita è anche alla base di un buon controllo della ipertensione e dei valori elevati di lipidi nel sangue.
È possibile, a chiunque e in qualunque momento della sua vita, diminuire, anche nettamente, il rischio cardiovascolare: ricordiamoci che l’efficacia dei farmaci esistenti è limitata, soprattutto se il paziente non sceglie di essere responsabile della propria salute modificando i comportamenti dannosi e scegliendo una sana alimentazione, un esercizio fisico regolare e l’astensione dal fumo.

 

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