SCOMPENSO CARDIACO E INSULINORESISTENZA

Ultima modifica: 12 gennaio 2016

Autore: Il Tuo Diabete

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Al crescere dell'emoglobina glicata, aumenta la probabilità di scompenso cardiaco

Lo scompenso cardiaco è molto più frequente di quel che non si pensava anche nelle prime fasi del diabete – lo ha rivelato uno studio italiano 

È ormai assodato che l’iperglicemia porti alla chiusura progressiva delle arterie, soprattutto se affiancata all’ipertensione e all’eccessiva concentrazione di grassi nel sangue. Lo scompenso cardiaco si può riscontrare anche in assenza di ostruzione delle arterie, nelle persone con diabete di tipo 2 è quattro volte più frequente rispetto alle altre, nelle donne arriva addirittura a cinque volte.

In quanti hanno un diabete “scompensato” cardiologicamente?

Gli studi tradizionali hanno mostrato dapprima un 16%, salito poi al 25%, come quota di diabetici con chiari indici di scompenso cardiaco, cioè l’ingrossamento e la perdita di funzionalità del ventricolo sinistro.

Probabilmente i diabetici con queste caratteristiche sono molti di più – questa impressione è confermata dallo studio DYDA realizzato da ANMCO, Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri e AMD, Associazione Medici Diabetologi. In questa ricerca sono state visitate e studiate con esami strumentali 960 persone con diabete, scoprendo che circa il 60% di loro mostrava disfunzione ventricolare sinistra, l’anticamera dello scompenso cardiaco.

Quali sono le cause?

Lo scompenso cardiaco è causato dall’indebolimento del tessuto muscolare del cuore. Le cellule muoiono e vengono sostituite da tessuto cicatriziale fibroso. Quest’ultimo non aiuta lo sforzo che il cuore, 70-100 volte al minuto, tutti i giorni per tutta la vita, deve compiere.

Il campione anailizzato dallo studio DYDA non è composto da diabetici ‘gravi’, tutt’altro. Si tratta di persone con diabete di tipo 2, in gran parte sovrappeso oppure obese, ma con una emoglobina glicata media di 7%, una quota relativamente bassa di colesterolo LDL (117 mg/dl) e una pressione non ottimale ma accettabile (in media 138/ 81 mm Hg).

Si è visto che il rischio di sviluppare scompenso cardiaco è proporzionale, fra altri fattori, anche allo scompenso glicemico: tanto maggiore è la emoglobina glicata, tanto più probabile è la presenza di scompenso.

Tenere a bada l’insulinoresistenza

Considerare il rischio di scompenso cardiaco significa, in gran misura, fare meglio tutto quello che già si faceva per tenere sotto controllo l’arteriosclerosi, prestando però attenzione all’insulinoresistenza che:

  • aumenta la percentuale di trigliceridi nel sangue e riduce il colesterolo buono;
  • alza il tono ‘simpatico’ dell’organismo, le arterie si chiudono e la pressione aumenta;
  • incrementa la percentuale di glucosio disponibile sia direttamente (l’insulina non opera e il glucosio non entra nelle cellule) sia indirettamente (aumenta la produzione di ormoni che in vari modi aumentano il rilascio di glucosio).

Così come lo stato di infiammazione generale dell’organismo, il glucosio è un potente fattore ossidativo.
Un’alta percentuale di fattori ossidanti uccide la cellula del miocardio.

Che fare?

Per ridurre l’insulinoresistenza il segreto è esercizio fisico, senza esagerare, ma costante. Perché l’esercizio fisico, oltre a ridurre l’insulinoresistenza, aumenta il colesterolo buono e tiene sotto allenamento il cuore.

L’importanza di controllare l’insulinoresistenza

Anche nell’UK Prospective Diabetes Study si è visto che nei diabetici di tipo 2 il rischio di sviluppare scompenso cardiaco diminuisce del 16% per ogni riduzione dell’1% dell’emoglobina glicata.

Altro spunto utile: seguire con grande attenzione i picchi iperglicemici postprandiali, potenti fattori di ossidazione e di morte cellulare.

L’elettrocardiogramma e la coronarografia, utili ad altri scopi, non sono fondamentali nella diagnosi di scompenso cardiaco. L’ecocardiogramma, invece, permette di visualizzare e misurare anche precocemente lo scompenso cardiaco e rappresenta un importante aiuto per la diagnosi anche in fase asintomatica.

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Titolo: SCOMPENSO CARDIACO E INSULINORESISTENZA

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