Il precursore del punk è stato colpito dal diabete fin da bambino

NEIL YOUNG, IL CANTAUTORE IMBATTIBILE

Ultima modifica: 8 luglio 2014

Autore: Il Tuo Diabete

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Il precursore del punk è stato colpito dal diabete fin da bambino

«E’ meglio bruciare, che spegnersi lentamente», così è uscito di scena Kurt Cobain, citando la celebre canzone di Neil Young, Hey Hey, My My.

 

Diabetico dall’infanzia

Neil Young ha marchiato a fuoco la storia della musica con le sue ballate dolenti e le sue cavalcate elettriche, tanto da diventare “padrino” del punk e del grunge.

Nato a Toronto (Canada) nel 1945, a soli 6 anni sono emersi i primi sintomi del diabete e in seguito è stato colpito dalla poliomelite, che ancora oggi rende la sua camminata zoppicante.

All’età di 12 anni, dopo la separazione dei genitori, ha compiuto le prime esperienze musicali fondamentali per la sua carriera professionale, decollata nel 1965 con Rick James e i Buffalo Springfield, uno dei gruppi di punta della scena folk – rock californiana.

Il diabete, poliomelite e l’epilessia non hanno mai abbandonato il cantautore e chitarrista canadese, neanche nei momenti felici della sua vita, come l’uscita del suo primo album Neil Young.

 

La carriera artistica tra alti e bassi

Dopo essersi unito al trio Crosby, Stills & Nash, nel 1972 ha raggiunto la vetta delle classifiche americane con l’album Harvest che raccoglie gli stati d’animo altalenanti della sua complessa vita, sia da un punto di vista fisico che morale.

Infatti a suo figlio Zeke, nato dalla relazione con l’attrice Carrie Snodgress, è stata diagnosticata una paralisi cerebrale e l’abuso di sostanze stupefacenti non lo ha aiutato.

Un periodo di crisi, sofferenza e depressione che ben si evince dagli album della “trilogia oscura”, carichi di malinconia e nostalgia degli amici persi. Come accade spesso, momenti bui e particolarmente difficili sono seguiti da pause di tranquillità e sicurezza. Gli anni ottanta, infatti, sono stati i momenti della risalita, delle sperimentazioni e delle nuove collaborazioni artistiche.

Nel 1996, Young ha collaborato con i Crazy Horse, con i compagni di un tempo Crosby, Stills & Nash, oltre che con i Pearl Jam, fino a comporre la colonna sonora del film Philadelphia.

 

La resistenza di Neil Young

L’ennesima prova della grinta e della forza del cantautore diabetico è stata il suo album Greendale, uscito nel 2003, a soli due anni dal forte aneurisma cerebrale che lo aveva colpito.

Nel 2006, con Living With War si è schierato in maniera decisa contro la politica di Bush e la guerra in Iraq, continuando a far sentire la propria voce e incoraggiando i propri fan a non arrendersi mai.

Nonostante il suo stato di salute, il cantautore non si è mai sottratto ai tour dei concerti con tappe in tutto il mondo, riuscendo ad affrontare e superare la stanchezza fisica che ne deriva.

Neil Young continua a convivere con la malattia anche in veste di padre di due figli, entrambi colpiti da paralisi cerebrale, e di una figlia, anch’essa diabetica ed epilettica, nati dai suoi due matrimoni con Susan Acevedo e Pegi Morton, l’attuale compagna.

Un’esistenza avventurosa e sofferta, quanto ricca di successi: l’esempio di un grande artista capace di non farsi logorare dalla sua malattia e da quella della propria famiglia.

 

“Sometimes I think that I know

What love’s all about

And when I see the light

I know I’ll be all right”

(A volte credo di sapere / di cosa sia fatto l’amore / e quando vedo la luce / so che tutto andrà bene)

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La narrazione è un potente strumento di trasformazione della pratica clinica, perché gli aspetti medici del diabete non sono più separati da quelli autobiografici.

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Titolo: NEIL YOUNG, IL CANTAUTORE IMBATTIBILE

Ultima modifica: 2014-07-08T08:30:32+00:00

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