Imparare a misurare i carboidrati aiuta a gestire la glicemia

MISURARSI CON I CARBOIDRATI

Ultima modifica: 24 luglio 2014

Autore: Il Tuo Diabete

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Imparare a misurare i carboidrati aiuta a gestire la glicemia

Per capire meglio sotto quale forma i carboidrati si “nascondono” negli alimenti, proviamo a paragonarli all’idea di una grande “famiglia”.

In questo caso possiamo dire che i carboidrati di distinguono in tre “gruppi di fratelli”: quello più complesso dei polisaccaridi, composti dall’unione di zuccheri semplici e derivati, come l’amido; quello intermedio dei disaccaridi, formati da due molecole di zuccheri, come il lattosio; quello semplice dei monosaccaridi, equivalenti a una sola molecola di zucchero, come il glucosio.

I carboidrati, quindi, entrano nel sangue attraverso cereali, patate, zucchero, frutta e latte, ma ogni alimento viene metabolizzato in maniera differente, in base al “gruppo di fratelli” di appartenenza.

 

Questione di metabolizzazione

Gli zuccheri semplici, come il lattosio, raggiungono l’intestino e passano direttamente nel sangue; mentre i disaccaridi e i polisaccaridi hanno bisogno di un ulteriore passaggio per giungere a destinazione. È infatti necessario uno step successivo che scinde le molecole più complesse in unità più piccole: ciò vuol dire che i carboidrati contenuti nelle patate, nel riso e nella pasta hanno bisogno di più fasi per compiere il loro accesso nel sangue.

I diabetici, attenti nell’assunzione dei carboidrati, sanno che ogni “gruppo” provoca un diverso aumento della glicemia, la quale deve essere sempre tenuta d’occhio.

Pertanto è importante conoscere l’indice glicemico (IG) di ogni cibo, ossia il valore di crescita della glicemia dopo la digestione di un determinato alimento a base di carboidrati. Ovviamente i valori possono variare da una persona a un’altra, ma è inteso che più alto è l’indice glicemico, maggiore e più rapido è l’effetto di aumento della glicemia.

 

A cosa serve il carico glicemico?

Per avere un’idea più precisa dei carboidrati assunti, può essere utile conoscere anche il carico glicemico (CG), ossia il rapporto tra l’indice glicemico e il risultato del prodotto di 100 per i carboidrati contenuti in ogni porzione. Se si vuole mantenere basso il livello della glicemia, conviene quindi preferire alimenti con un carico glicemico inferiore a 7 oppure consumare piccole quantità di cibi con un carico glicemico superiore a 7.

Per concludere: la tabella qui sopra può essere uno strumento di riferimento utile per una corretta assunzione giornaliera della grande “famiglia” dei carboidrati. Facciamo un esempio: la mattina a colazione preferite i cornflakes oppure i muesli? Sono simili, peccato che i cornflakes abbiamo un carico glicemico pari a 10 e i muesli pari a 5, ossia esattamente la metà! Se sapete che la vostra glicemia tende ad aumentare nei pasti successivi, allora conviene mangiare i muesli, purché non  abbiano zuccheri aggiunti, oli vegetali, aromi e conservanti.

Bisogna fare attenzione all’etichetta sulla confezione per evitare di prendere muesli di difficile digeribilità e soprattutto ricchi di zuccheri.

 

(Tabella tratta da Doris Fritzsche, Erika Casparek-Türkkan, La cucina per diabetici in 30 minuti, Tecniche nuove)

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Titolo: MISURARSI CON I CARBOIDRATI

Ultima modifica: 2014-07-24T08:30:36+00:00

Autore: Il Tuo Diabete