IPERTENSIONE E RISCHIO DIABETE

Ultima modifica: 8 marzo 2016

Autore: Il Tuo Diabete

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Deve avere intorno ai 50 anni, essere sedentario, buona forchetta, ex-fumatore...

Ci sono alcuni elementi che delineano il profilo del paziente iperteso standard e a rischio diabete: ha circa 50 anni, è sedentario/a, buona forchetta, ex-fumatore/trice, appare in buona salute, spesso trasmette giovialità, simpatia ed allegria.

In questo caso il medico curante, previa valutazione di età, ipertensione, colesterolo, eccesso di peso corporeo potrebbe invitare il paziente ad un approfondimento, per definire meglio il rischio cardiovascolare ed in particolare se coesista diabete. I suoi probabili valori saranno:

  • pressione sanguigna alta 160/100 mm Hg
  • colesterolo totale alto 243 mg / dl
  • trigliceridi ai limiti superiori 150 mg/ dl

Un paziente di questo tipo ha facilmente una storia familiare di ipertensione arteriosa e malattie cardio-vascolari con parenti colpiti da infarto, ma non vede l’urgenza di cambiare abitudini di vita e iniziare un trattamento farmacologico, perché i disturbi non si palesano.

Il nostro, oltre ad avere la pressione alta (superiore a 140/90), è in sovrappeso con aumento del grasso addominale (circonferenza della vita eccessiva), frutto di un’alimentazione troppo ricca di grassi (latticini, salumi, carni rosse), che accompagna solitamente con almeno due bicchieri di vino al giorno, durante i pasti.

Per riportarlo alla realtà, il medico gli spiega che una parte dei grassi presenti nei cibi viene assorbita dall’intestino e trasferita nel sangue, mentre un’altra parte viene sintetizzata dal fegato. I grassi addensati nel sangue concorrono a deteriorare e ostruire le arterie, accelerando quindi quello che viene chiamato il “processo aterosclerotico”.

Per aiutarlo a comprendere, il dottore gli spiega che ci sono due tipi principali di lipidi, i trigliceridi e il colesterolo. In particolare il colesterolo circola sotto forma di colesterolo-LDL e di colesterolo-HDL, il primo particolarmente dannoso in quanto trasporta il colesterolo all’interno della parete delle arterie mentre il secondo svolge un’azione favorevole in quanto rimuove il colesterolo dalla parete delle arterie e lo riporta al fegato dove verrà eliminato. Più il colesterolo è elevato, maggiore è il rischio di infarto del miocardio.

Nessuno ti ha mai detto “Lei è un soggetto a rischio diabete”?

Il nostro paziente ha messo da parte le battute spiritose ed è finalmente attento mentre il medico gli spiega che una persona nelle sue condizioni viene considerata “soggetto a rischio di diabete”, sia per il sovrappeso sia per la ridotta attività fisica. A questo si aggiunge la compresenza di altri fattori di rischio.

È solamente in quel momento che il nostro paziente ammette tranquillamente di avere una madre diabetica, costringendo il medico a dimostrargli – dati alla mano – che se ipertensione e colesterolo sono pericolosi, con il diabete il rischio di avere un evento cardiovascolare grave, fatale o non fatale raddoppia.

Il nostro paziente si è “risvegliato” da suo torpore e accetta le informazioni. Per la prima volta nella sua vita realizza che la sua buona salute era solo apparente e comprende come:

  • il sovrappeso o l’obesità centrale (la simpatica ‘pancetta’)
  • l’iperglicemia a digiuno o postprandiale
  • la pressione sanguigna alta (o normal-alta)
  • la dislipidemia (trigliceridi alti e colesterolo buono HDL basso)

siano fattori fortemente correlati all’insulino-resistenza, ossia a quella condizione di resistenza degli organi (muscoli, fegato, tessuto adiposo) a rispondere correttamente all’azione dell’insulina e che questo provoca alterazioni del metabolismo (del glucosio e dei lipidi) nonché uno stato infiammatorio cronico che può raggiungere un processo aterosclerotico.

I fattori di rischio cardiovascolare

Il nostro paziente ha infine preso atto della sua condizione e, con supporto del medico, riflette sui fattori di rischio che possono condizionare la sua salute.

I fattori di rischio sono peculiari caratteristiche che risultano statisticamente legate allo sviluppo di una malattia e che, per questo motivo, si ritiene possano provocare la sua insorgenza.
Nel caso di malattie cardiovascolari i fattori potenzialmente implicati possono essere controllabili (modificabili tramite specifici cambiamenti nello stile di vita) oppure non controllabili.
Questa distinzione fa capire al nostro paziente di avere la possibilità di decidere del suo futuro. E mentre prende coscienza e accetta i fattori di rischio non controllabili (quali età, sesso e familiarità) realizza quanto possa agire sui fattori di rischio controllabili:

  • Fumo
  • Diabete
  • Attività fisica
  • Dieta
  • Obesità
  • Colesterolo
  • Pressione del sangue
  • Stress

A questo punto il nostro paziente si è convinto che nel diabete, e nelle altre malattie del metabolismo, il trattamento e la gestione sono nelle mani della persona che ha sviluppato la patologia. Inizia così a scrivere un nuovo capitolo della sua vita.

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Titolo: IPERTENSIONE E RISCHIO DIABETE

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