Prima classificata Concorso

UN GIORNO CAMBIÒ TUTTO, MA NON CAMBIÒ NIENTE

Ultima modifica: 28 novembre 2014

Autore: Il Tuo Diabete

Articolo

Prima classificata Concorso "Racconta il tuo diabete"

Angela Pierobon ha vinto il primo premio, questa è la sua storia:

 

La nostra è una storia di scatoloni da riempire, di indirizzi da cambiare, di case vecchie e nuove, di Francesca che stava bene, di Riccardo il piccolo di casa, di una famiglia che un giorno ha incontrato un ostacolo che non era preparata ad affrontare.

Era un’estate, quella del 2007, che non voleva finire. Un settembre luminoso, caldo, invitante. Ed era quello che ci serviva: dovevamo traslocare nella nuova casa, quella dei nostri sogni. L’avevamo costruita con tanti sacrifici e rinunce ma con grande entusiasmo, perché un giorno avrebbe ospitato il nostro mondo fatto di piccole cose e tanta sicurezza. I traslochi da affrontare erano addirittura due, perché anche la zia single, adorata dai piccoli, si trasferiva negli stessi giorni.

Vestiti da ripiegare, quadri da staccare dalle pareti, mobili da smontare, libri e foto da riprendere in mano per rivivere vecchie emozioni: queste sarebbero state le nostre vacanze in quel settembre. La fatica non si faceva però sentire e lasciava il posto all’entusiasmo per questo nuovo inizio, ignari che la vita ci stava presentando una grande prova.

Le nostre case sono ormai diventate magazzini dove ospitiamo scatoloni ben catalogati, dove è un’impresa farsi la doccia e bere un caffè; Francesca e Riccardo, loro malgrado, devono accettare questo cambiamento che non hanno scelto, devono lasciare il loro mondo per affrontare ciò che per due bambini è l’ignoto, fonte di stress per un adulto e di comprensibili paure per un bambino.

Abitiamo nella nuova casa da tre giorni. A dire il vero sembra piuttosto un cantiere. Operai che vanno e vengono. Il mobilio ancora approssimativo. Ci dobbiamo adattare in qualche modo e cerchiamo di ambientarci in questa nuova realtà così grande rispetto al nido in cui eravamo abituati a stare. Sono giorni di grande trambusto, di euforia mescolata ad una grande inquietudine perché Francesca ci appare d’un tratto diversa; qualcosa non va, non capiamo, ha sempre sete, continua a bere acqua, mangia quantità esagerate di cibo ma dimagrisce a vista d’occhio.

Cerchiamo di non essere apprensivi e, come è giusto che sia, per qualche giorno diamo delle giustificazioni a questi malesseri: il trasloco, il nuovo anno scolastico appena cominciato, insomma qualsiasi cosa che ci possa dare l’illusione di una apparente e rassicurante normalità da cui non vogliamo staccarci. Dentro i nostri cuori la verità sta però diventando devastante e non permette più di essere ignorata.

È la mattina del 26 settembre quando io e mia sorella troviamo il coraggio per guardarci negli occhi. Siamo in un garage pieno di polvere. Il sole ci ha abbandonate per lasciare spazio ad una pioggia incessante; non abbiamo più storie da raccontarci o scuse da inventarci, quegli occhi li ho ancora dentro al cuore, quello sguardo in ogni cellula del mio corpo. Finalmente ce lo diciamo: Francesca sta male.

Nel pomeriggio l’appuntamento dal pediatra dove spero con tutte le mie forze di trovare un conforto: chissà, ci prescriverà un ricostituente, una qualsiasi medicina che le ridarà la sua vitalità. Ed invece ci aspettano una corsa all’ospedale ed in pochi minuti una diagnosi che in quel momento assomiglia ad una sentenza senza appello: Francesca ha il diabete, è e sarà insulino-dipendente.

Faccio le prime telefonate al papà, a mia sorella, alla mia amica che si è offerta di tenere Riccardo con sé.

Mi sento squarciata e mi convinco in un istante che ci è capitato qualcosa di terribile. Come può una vita cambiare in pochi attimi? Raccolgo le forze cerco le parole giuste per la mia bimba. Ancora oggi non so se sono stata in grado di pronunciarle.

Mille pensieri corrono veloci e cercano di trovare un modo per fuggire dalla realtà. È uno di quei giorni che ti cambiano la vita, che non vorresti vivere mai; la mente si rifiuta di capire, il tuo corpo è un fascio di dolore ma bisogna andare avanti, completare il trasloco, spiegare a Riccardo quello che sta succedendo, sostenere per quanto possibile gli altri attorno a te, ma soprattutto stare con Francesca, aiutarla ad accettare l’inaccettabile, accompagnarla in un percorso tutto in salita, straziante perché vorresti con tutto il cuore riportarla in salute e non puoi farlo. Di più vorresti barattare la tua salute con la sua: quante volte avrò ripetuto “perché a lei e non a me?”.

Così, in un giorno di fine estate del 2007, abbiamo conosciuto il diabete, un nemico orribile che non combatte ad armi pari. Perché tu sei impreparato a tutte le sue bizze, perché tutto ciò che cerchi di imparare, conoscere e comprendere ad un certo punto lui, ce l’ha sempre vinta, te lo sconfessa. Con tutte le tue forze cerchi di mettere in ordine le tessere del puzzle ma lui è bizzarro e, quando meno te lo aspetti, le fa volare tutte in aria. È in quei momenti che hai bisogno di avere vicino un grande medico* che cerca di confortati al telefono, di rassicurati, di farti capire che non hai sbagliato niente o quasi niente, però devi accettare che è così che sarà d’ora in poi.

Arriva la primavera e Francesca mi aspetta al varco. Le avevo promesso che in quell’estate avrebbe potuto, per la prima volta, andare in vacanza studio all’estero. Ora che il momento si avvicina io però sono spaventatissima. Dal giorno della promessa ad ora si è frapposto un macigno che non riesco a spostare. Francesca ha appena 12 anni come farà ad affrontare una prova così difficile? In Scozia dove è praticamente impossibile per un italiano alimentarsi correttamente? No, decisamente non me la sento. Ma lei è determinatissima e pronuncia una frase che ancora oggi ho impressa e tante volte ho raccontato a qualche ragazzino che, suo malgrado, aveva incontrato il diabete sulla sua strada: “quel giorno terribile mi avete spiegato due cose: che avevo il diabete per sempre ma che la mia vita non sarebbe comunque cambiata. Se non mi mandi lì vuol dire che la seconda notizia non era vera ed io capirò che il diabete si è portato via, oltre alla salute, anche le mie opportunità”. A quel punto tutte le esitazioni sono svanite e per sempre. Ho capito all’improvviso che i mesi trascorsi non solo avevano mitigato il dolore ma, anche se non erano riusciti a condurci all’accettazione, ci stavano illuminando alla consapevolezza che era cambiato tutto ma non sarebbe cambiato nulla. Non sarebbero venuti meno i momenti di spensieratezza, di gioco, di allegria, i progetti, le speranze, ma soprattutto i sogni.

A luglio è partita per la Scozia ed anche se ha dovuto stringere i denti per superare momenti critici, negli anni seguenti è andata in Inghilterra, in America. Insieme abbiamo viaggiato in tanti posti, ha frequentato una scuola di danza con un’enorme passione, imparando piano piano quali erano le strategie per poter salire su un palco con una glicemia che le permettesse di arrivare in fondo senza esitazioni.

In un giorno bellissimo, pieno di luce, mi ha detto: “Mamma ormai il mio diabete sta con me, non mi ricordo più com’era vivere senza e lo voglio considerare un’occasione per me e per gli altri. Da grande sarò un medico”.

Da quel momento si è dedicata anima e corpo a quello. Ha superato brillantemente tre test di ammissione su quattro, centrando in pieno il suo obiettivo.

Oggi Francesca frequenta la Facoltà di Medicina in lingua inglese a Milano. Vive sola e si gestisce alla grande. È una splendida ragazza, sempre sorridente, con tanti amici e tante aspettative. Ha il diabete, ma non è un più problema, anzi.

 

Una mamma

 

*Il grande medico è stato per noi il dott. Amedeo Vergerio, Diabetologo, Primario del Dipartimento di Pediatria dell’Ospedale Civile di Feltre (BL), uomo di straordinaria umanità e competenza. Il dott. Vergerio purtroppo non c’è più ed è a lui che dedico queste poche righe.

 

 

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Una replica a “UN GIORNO CAMBIÒ TUTTO, MA NON CAMBIÒ NIENTE”

  1. avrei troppe cose da raccontare sono 50 anni che ho il diabete avevo 15 anni quando l'ho scoperto

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Titolo: UN GIORNO CAMBIÒ TUTTO, MA NON CAMBIÒ NIENTE

Ultima modifica: 2014-11-28T06:30:33+00:00

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