FONDI U.E. IN AIUTO DELLA SANITÀ DIGITALE

Ultima modifica: 27 luglio 2016

Autore: Il Tuo Diabete

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I fondi per la crescita della Sanità e dei suoi servizi digitali crescono a rilento

Recentemente gli investimenti per innovare la Sanità e sviluppare servizi digitali sono migliorati, ma non quanto avrebbero dovuto. Una crescita “col freno a mano”, visto che negli ultimi mesi l’unica accelerata è stata grazie ai residui fondi europei al Sud, il che non coincide con una progettualità a livello nazionale sul tema. Anche per quanto riguarda il diabete, il digitale è ormai utilizzato per gestire la patologia in diversi modi; ad esempio molti glucometri oggi offrono la possibilità di trasferire automaticamente i dati della glicemia su uno smartphone. È un legame che sta diventando indissolubile quello tra sanità e digitale, in particolare anche tra smartphones e E-health (qui ne avevamo già parlato), manca però una governance a livello governativo che segua e appoggi questi cambiamenti. Queste criticità sono emerse durante il terzo Osservatorio sull’Ict nella Pa realizzato da Assinform con NetConsulting cube e Netics in collaborazione con l’Agenzia per l’Italia Digitale,  tenutosi lo scorso 13 luglio.
I numeri di per sé sono positivi. La spesa in innovazione, tecnologie digitali in Sanità è tornata a crescere nel 2015, dopo la frenata del 2014, a quota 1.163 milioni di euro (era 1.131 nel 2014 e nel 2013). In particolare, di questa cifra 742 milioni di euro (più 32 per cento) sono in spesa corrente e 421 milioni di euro veri e propri investimenti (era 450 nel 2013). Altro aspetto positivo, secondo lo studio, è che quasi tutti i servizi di sanità digitale (prenotazioni, referti online…) sono migliorati, per qualità, nel 2015. In testa la Regione Lombardia, seguita da Provincia di Trento, Regioni Emilia Romagna, Veneto, Lazio, Toscana, Basilicata, Piemonte, Umbra, Sardegna, Liguria, Valle D’Aosta, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Marche, Bolzano, Abruzzo, Campania, Molise, Sicilia e (fanalino di coda) Calabria.

“Nel 2015 la Pa si è mossa con una serie di piccoli, ma importanti passi verso la sua trasformazione digitale”, spiega Agostino Santoni, presidente di Assinform. “Vi è il dato sulla spesa pubblica in Ict che, dopo anni di contrazione, ha ripreso a crescere. A spingere, in particolare, la Sanità con una spesa salita di +2,8%, raggiungendo 1.163 milioni di euro. In questo settore vi sono progetti in marcia di grande impatto, come per esempio il Fascicolo sanitario elettronico, già operativo in 7 regioni e in fase di sperimentazione in altre 10. Ma possiamo dirci soddisfatti? Direi che dobbiamo fare di più. Oggi l’accento va posto sui tempi e sulla velocità di implementazione e di attuazione, troppo bassi per far fronte ai fabbisogni di innovazione che esprime il Paese. Occorre accelerare”.
 
“Fa sempre piacere vedere un segno positivo, ma la realtà è a luci e ombre”, dice Paolo Colli Franzone, presidente di Netics. “In realtà la spesa è cresciuta solo grazie ai residui fondi europei che le Regioni meridionali e il Lazio dovevano ancora smaltire. Alcune delle altre hanno addirittura ridotto gli investimenti”, aggiunge. “L’altro punto debole è che manca ancora una vera e propria governance della Sanità digitale a livello centrale”, aggiunge.

Su questo combaciano le analisi dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano: le Regioni o addirittura i singoli medici fanno scelte in indipendenza, nel rapporto con i pazienti via digitale, senza un coordinamento governativo forte. Prova ne è che – come ribadito sia nel rapporto sia dagli Osservatori – i grandi servizi di Sanità digitale non sono puntuali. E’ in ritardo il Fascicolo Sanitario Elettronico, che dovrebbe essere un punto cardine con tutti i dati e i servizi disponibili per pazienti e operatori. Secondo le norme sarebbe dovuto essere già attivo ovunque, ma ad oggi è attivo solo in sette regioni ed è in sperimentazione in altre dieci. Ma anche laddove c’è il Fascicolo, c’è sempre il rischio che sia solo una scatola vuota, dato che non viene supportato da tutti i servizi di tutte le strutture sanitarie.
 
Un segnale che fa ben sperare, sul fronte della governance, è arrivato alcuni giorni fa con l’approvazione, in Conferenza Stato Regioni presso la Presidenza del Consiglio, del Patto per la Sanità Digitale. Il Sistema sanitario e i fornitori privati di servizi (domanda e offerta) hanno cominciato a coordinare le proprie energie per far crescere tutto il settore. Secondo Netics, ne verrà un risparmio di 7 miliardi di euro per il Sistema sanitario in tre anni, grazie al digitale, a fronte di 4,5-5 miliardi di investimenti. Lo stesso Patto però arriva in ritardo (era stato annunciato dal Governo due anni fa esatti). Una notizia tutto sommato che può far ben sperare anche chi, come noi diabetici, deve periodicamente confrontarsi con il Sistema Sanitario Nazionale per controlli, esami o visite.

È escluso purtroppo un aumento significativo degli investimenti pubblici, quello che c’è dovrà bastare insomma, nonostante l’Italia sia ancora il Paese europeo che meno investe nel digitale in Sanità. “Ora ci dobbiamo mettere a correre per colmare il ritardo rispetto agli altri Paesi Ocse”, ribadisce Colli Franzone.

Fonte: la Repubblica

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