Diabete e alterazioni del metabolismo glucidico

LA DIAGNOSI DEL DIABETE E DELLE ALTERAZIONI METABOLICHE CHE NE AUMENTANO IL RISCHIO

Ultima modifica: 25 settembre 2014

Autore: Il Tuo Diabete

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Diabete e alterazioni del metabolismo glucidico

I criteri per fare diagnosi di diabete

Se sono presenti sintomi tipici del diabete (sete intensa, aumento del volume delle urine emesse e perdita di peso), la diagnosi si pone con il riscontro, anche in una sola occasione, di una glicemia maggiore o eguale a 200 mg/dl (in qualunque momento della giornata, indipendentemente dall’assunzione di cibo).

Se invece non sono presenti sintomi, come abbastanza spesso accade, esistono altri criteri diagnostici; il diabete è diagnosticato con:

  • valori di glicemia – misurata a digiuno nel plasma venoso – eguale o superiore a 126 mg/dl;
  • valori di glicemia, 2 ore dopo un carico di glucosio per bocca di 75 g, eguale o superiore a 200 mg/dl;
  • valori di emoglobina glicata maggiore o uguale a 48 mmol/mol (6,5%).

Questi valori devono essere confermati da un secondo controllo.

Poiché sono considerati normali i valori di glicemia al di sotto di 100 mg/dl a digiuno e minori di 140 mg/dl dopo carico di glucosio e una emoglobina glicata minore di 42 mmol/ml (6.0%), esistono condizioni intermedie, che indicano comunque un elevato rischio di sviluppare diabete:

  • se i valori glicemici rilevati a digiuno sono compresi fra 100 e 125 mg/dl si parla di “alterata glicemia a digiuno”;
  • se i valori glicemici rilevati dopo carico sono compresi fra 140 e 199 mg/dl si parla di “ridotta tolleranza al glucosio”;
  • una emoglobina glicata fra 42 e 48 mmol/mol (6,00-6,49%) definisce una condizione chiamata “disglicemia”, poiché non è individuabile se prevalga una glicemia alterata a digiuno o dopo il pasto.

 

Perché è importante riconoscere le situazioni “a rischio di diabete”

Le condizioni metaboliche riportate sopra sono “intermedie” fra il diabete di tipo 2 e lo stato di normalità, e pertanto non devono essere considerate come una vera e propria “malattia”, ma come una situazione che lascia intravedere la futura comparsa non solo del diabete, ma anche di malattie cardiovascolari, se non si interviene in maniera preventiva.

Il passaggio al diabete non può essere previsto in maniera precisa e non tutte le persone con alterazioni glicemiche diventano diabetiche; anche i tempi di evoluzione non sono facilmente prevedibili nei singoli: per questo non è corretto parlare di prediabete, termine che implicherebbe una obbligatoria transizione verso il diabete e può avere conseguenze psicologiche, sociosanitarie ed economiche rilevanti per una persona. Alcuni studi per esempio hanno stimato che solo il 20-25% dei soggetti con alterata glicemia a digiuno e ipotolleranza ai carboidrati sviluppa diabete nell’arco di 10 anni; in altri la percentuale è più elevata, in assenza di interventi preventivi.

Un intervento terapeutico sistematico e continuativo sullo stile vita si è dimostrato utile sia per la prevenzione del diabete che delle malattie cardiovascolari.

Altre condizioni che aumentano il rischio di diventare diabetici sono principalmente il sovrappeso (indice di massa corporea maggiore o uguale a 25 kg/m2) associato a familiarità di primo grado (genitori, fratelli) per diabete tipo 2, appartenenza a gruppo etnico ad alto rischio (latino-americani, asiatici, africani), sedentarietà, bassi valori di colesterolo HDL ed elevati valori di trigliceridi, presenza di malattie cardiovascolari, parto di un neonato di peso > 4 kg o pregresso diabete gestazionale nelle donne.

Pertanto in tutti i soggetti con alterazioni non diabetiche del metabolismo degli zuccheri vanno ricercate la presenza di obesità, soprattutto con accumulo di grasso sull’addome, la familiarità per diabete, la presenza di valori alterati dei grassi circolanti (colesterolo, trigliceridi) e di ipertensione arteriosa.

 

La sindrome metabolica

La associazione di questi fattori di rischio di malattie cardiovascolari costituisce la cosiddetta sindrome metabolica. Dall’accumulo di tessuto adiposo viscerale deriva infatti una serie di segnali metabolici responsabili della comparsa di una condizione di “resistenza” all’azione dell’insulina, a livello sia epatico sia periferico, e quindi di iniziale aumento dell’insulina circolante, che favorisce la compresenza di fattori di rischio. Quando, nel tempo, si associa una diminuzione della secrezione insulinica compare il diabete.

 

Un messaggio per tutti

Diabete, alterazioni non diabetiche del metabolismo degli zuccheri, obesità, sindrome metabolica riconoscono come elementi causali, insieme a una predisposizione genetica, un eccesso di introduzione calorica e un difetto di attività fisica. È perciò implicito che un cambiamento dello stile di vita rappresenti il primo elemento di prevenzione di tutte le forme di alterazione del metabolismo del glucosio.

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Titolo: LA DIAGNOSI DEL DIABETE E DELLE ALTERAZIONI METABOLICHE CHE NE AUMENTANO IL RISCHIO

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